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INIZIATIVA

Parma vista dai parmigiani? Una città in declino

Presentati i primi dati del sondaggio promosso da Fondazione Chiesi, Unione Parmense degli industriali e Gazzetta

29 marzo 2015, 22:28

Parma vista dai parmigiani? Una città in declino

La percezione più diffusa a Parma, patria del buon vivere, territorio dalle mille eccellenze e scrigno di mille tesori? Doloroso da dire, ma è una percezione di declino. È quanto emerge dai risultati del sondaggio «Visionparma2020», promosso da Fondazione Chiesi, Unione parmense degli industriali e Gazzetta di Parma, che ha visto 1.200 parmigiani rispondere al questionario predisposto on line. Obiettivo: capire quali siano secondo i cittadini le criticità maggiori del loro territorio, quali i settori su cui intervenire prioritariamente, quali i progetti che andrebbero perseguiti per il bene della città.
Le prime risultanze del sondaggio sono state illustrate ieri mattina all'auditorium dell'istituto Bodoni, nell'ambito del convegno dedicato alla figura di Adriano Olivetti e promosso da Fondazione Chiesi e associazione «Etica sviluppo ambiente - Adriano Olivetti». A parlare del sondaggio c'era Alessandro Chiesi della Chiesi farmaceutici.
Dunque, Parma città in declino. Ma quali i fattori che - secondo chi ha risposto alle domande - hanno determinato questa situazione? Non la crisi economica, indicata solo da una piccola parte di persone, quanto piuttosto quello che viene considerato il malgoverno degli anni recenti, con la conseguente difficoltà di chi si trova a gestire la cosa pubblica. Ma anche la mancanza di iniziative, rilevata in particolare dai giovani, è indicata come un elemento rilevante nella percezione di declino lamentata dai parmigiani. Come pure il senso di insicurezza sociale, anch'esso riscontrato in modo rilevante.
Fra le necessità riscontrate, quella di puntare sulla qualità della vita, un indicatore rispetto al quale dalle primissime posizioni il nostro territorio è gradualmente sceso, pur rimanendo comunque fra i primi venti. «In un certo senso - ha osservato Chiesi - traspare un senso di nostalgia e questo non è un segno molto positivo. Al tempo stesso, c'è un anelito di dinamismo: bisogna trovare modi nuovi per recuperare la qualità di vita di una volta». I principali fattori su cui fare leva, secondo quanto emerso, sono agroalimentare, arte e cultura, ricerca e università. Le iniziative culturali, in particolare, risultano al primo posto fra le cose su cui puntare.
A fronte di tutto questo, emerge anche una grande voglia di impegnarsi personalmente per il cambiamento, anche tra i giovani, spesso dipinti come inerti di fronte ai meccanismi della società. E poi c'è il tema di dove i parmigiani vedono il loro futuro professionale, se nella propria città o altrove. Qui il dato più evidente è che la metà dei ragazzi ha risposto di non vedere un futuro a Parma. «Questo - ha osservato Chiesi - fa parte della vita, specie nel mondo di oggi così aperto ai cambiamenti, ma al tempo stesso è qualcosa su cui riflettere in termini di opportunità vere e concrete che la nostra città può offrire».f.ban.