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SCUOLA

Al Giordani l'integrazione è «in tavola»

«Cuisine du monde»: gara in francese per 18 studenti di sei paesi del mondo

di Carla Giazzi

13 aprile 2015, 22:35

Al Giordani l'integrazione è «in tavola»

Anche il cibo può aprire una via all’integrazione, e preparare i piatti tipici del proprio paese d’origine e gustarli poi insieme ai compagni di classe, scambiandosi le ricette, diventa un’occasione per conoscersi di più.
Così, su una tavola imbandita, il profumo del cous cous del Marocco si confonde con quello del riz à l'indienne dell’India e dell'allocco, le banane platano fritte, della Costa d'Avorio, mentre gli zouza tunisini, piccoli biscotti a forma di noce, stanno accanto ai gâteaux aux dattes marocchini, alla pastiera napoletana e ai tortellini dolci parmigiani.
Allo stesso modo, il giallo vivo di un caftano accende il nero di un velo. Succede all’istituto «Giordani» nella gara di cucina «Cuisine du monde», tutta in francese e con tanto di giuria. Sono stati gli studenti della seconda N, indirizzo sociale, a chiedere di farla, mentre studiavano i nomi degli ingredienti in lingua. 18 tra ragazze e ragazzi che provengono da sei paesi del mondo: Costa d'Avorio, India, Italia, Marocco, Moldavia, Tunisia. Tra loro si sono create delle belle amicizie, che li hanno aiutati ad allontanare possibili incomprensioni dovute alle differenze culturali. «È una classe affiatata. Proprio lo spirito di aggregazione ha spinto i ragazzi a cimentarsi in questa gara per scambiarsi le rispettive conoscenze gastronomiche - rimarca la professoressa di francese Anna Maria Valenti - come ulteriore occasione di convivenza integrata e multiculturale, che il Giordani da sempre offre e incoraggia».
Lo spirito di questa «cucina insieme» lo riassume bene Nouhaila, dal Marocco: «Con il cibo è un po’ come con le persone: prima lo assaggi, nel caso delle persone le conosci, poi dai un giudizio». «Assaggiare apre la mente», le fa eco Sara, della Costa d'Avorio. E anche la preparazione di una pastiera può riservare sorprese: «In quanti sanno che dentro c'è il grano cotto?», domanda Maria Grazia, di Napoli. Insomma, «cucinare per conoscere, capire i gusti degli altri, comunicare» conclude Jaspreet, dall’India.
I ragazzi hanno preso sul serio la gara. Divisi, in base alla nazionalità, in gruppetti di due o tre, hanno lavorato fino a tardi la sera precedente e presto la mattina e, come in ogni Masterchef che si rispetti, hanno presentato le loro ricette e si sono sottoposti con trepidazione al giudizio della giuria: la professoressa, due compagni di classe e Sergio Olivati, ex preside dell’istituto agrario «Bocchialini». I giurati hanno osservato, odorato e assaggiato gli undici piatti - oltre a quelli citati anche riz au gras (Costa d’Avorio), salade russe e crêpes au fromage (Moldavia), cartellate (Basilicata) - e li hanno valutati in base a colore, forma, profumo, sapore, consistenza, originalità, difficoltà di preparazione. Alla fine, tutti premiati: ha vinto la cucina del mondo.
Anche con l’esposizione in francese gli studenti si sono destreggiati bene. «Un modo piacevole per imparare un lessico nuovo - spiega Valenti -, più vivace della classica lezione frontale».