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La lezione di Lucia: da un amore malato a una "seconda vita"

L'incontro di Carmela Gaggiano studentessa della quinta C Afm all'Istituto "Melloni"

20 maggio 2015, 20:42

La lezione di Lucia: da un amore malato a una

Chiara Galiazzo canta: «Le mani ci hanno fatto male, senza volersi mai staccare. E saliremo insieme sopra il cielo, a piedi nudi mano nella mano andiamo dritti fino al paradiso. E un po’ più su». E' sulle note di questa canzone che è iniziato l’incontro d’autore, nell’Aula Magna dell’Istituto tecnico economico Macedonio Melloni e che ha visto come protagonisti questa volta Lucia Annibali, giovane avvocato al centro del noto fatto di cronaca, e il dr. Edoardo Caleffi Primario di Chirurgia Plastica e Centro Ustioni dell’Ospedale Maggiore, con la presentazione del libro «La mia storia di non amore». Lo dice ad alta voce: «Mi sento fortunata. Sono viva, sono qui, a volte guardandomi allo specchio mi sento pure bella». Lucia Annibali, 38 anni, urbinate, è la ragazza che il 16 aprile 2013 è stata aggredita al volto con l’acido. Un video iniziale ha fatto da apri pista all’importante testimonianza di violenza. Numerose sono state le immagini che hanno ripercorso la sua vita profondamente segnata da quel tragico incidente e che hanno reso chiare le diverse e travaglianti fasi degli interventi chirurgici subiti, una dozzina. «Il dolore è una grandissima ricchezza per me, è stato occasione di grande umanità. E’ una cosa che mi porto dentro». Insomma, un autentico percorso di morte-rinascita quello di Lucia, che ormai appare più forte e saggia che mai. Quella di Lucia, dunque, è da considerarsi una nuova vita.. E' più opportuno probabilmente considerarla come una rinascita interiore visto che il suo dolore per quanto è stato possibile è stato trasformato in una grandissima ricchezza, perché affrontato con l’immenso affetto dei propri parenti e amici. In seguito la parola è passata a Caleffi, con una una bellissima presentazione della vittima, confessando di seguirla con tanto affetto. Ed ora che il percorso di ricostruzione del volto le sta pian piano restituendo il sorriso e aprendole gli occhi, Lucia Annibali li spalanca dinanzi alla vita apprezzando ogni aspetto della sua esistenza. Il dolore iniziale è stato certamente enorme ma ancora oggi la sua quotidianità le pone qualche sfida da superare. Infatti, soltanto ora, giunta a questo piccolo grande traguardo si rende conto del vero dolore che ha dovuto sopportare, ma se consideriamo anche i notevoli miglioramenti raggiunti, non è del tutto sbagliato considerare la vita meravigliosa, proprio come è stata definita nel corso del suo discorso. Queste testimonianze hanno sin da subito messo in moto le curiosità dei presenti. Come restare indifferenti di fronte a tale violenza? Decise e ottimiste sono state le risposte date dall’Annibali e che ci risulta difficile, oggi, leggere sul suo volto un sentimento di tristezza. Basta appunto guardarla bene negli occhi e capire che tutto è dovuto alla sua notevole forza di volontà e di fiducia in sé stessa. Sì, perché forse tutto dipende anche dal rapporto che si ha con sé stessi, cioè da quello che uno ha dentro di sé, perché certi rapporti distruttivi, come lo è stato l’amore malato dell’avvocato, risultano poi essere come un istinto di sopravvivenza quando emerge poi la consapevolezza di essere stata violata nella mente e nel corpo e non ci sarà altro che un susseguirsi di sentimenti di paura, rabbia e tristezza per il male subito. Ma non bisogna abbattersi perché l’amore quello vero, che migliora e che rende liberi esiste! Ripercorrendo la sua storia con quell’uomo, dal corteggiamento al processo, «il tempo con lui è stato una bestia che digrignava i denti e io mi lasciavo sbranare». Poi, i momenti dell’emozione e quelli della sofferenza, e ancora i mesi bui, segnati anche dal rischio di rimanere cieca. Alla fine, una testimonianza vera e toccante di un grave fenomeno del nostro tempo: «Io ci sono» è un libro di fondamentale importanza per le donne, per gli uomini consapevoli, ma soprattutto per le Lucie ancora prigioniere di un amore malato.