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TEATRO

«Non per amore», quando l'uomo degenera

di Margherita Portelli

30 giugno 2015, 22:09

«Non per amore», quando l'uomo degenera

E' un fiorire di simboli e immagini. Un’indagine autentica che sonda l’amore e la degenerazione del sentimento. Un esperimento ben riuscito che coinvolge lo spettatore e lo trascina in un applauso lungo cinque minuti.
«Non per amore», lo spettacolo di Festina Lente Teatro in collaborazione con l’associazione Vagamonde che domenica sera ha portato sul palco del Teatro Due 12 uomini e 25 donne (alcuni dei quali alla prima esperienza teatrale) è un racconto che mescola amare verità e luoghi comuni sul rapporto di coppia, sulla violenza di genere, sulla profanazione dell’amore che è il possesso. Lo ripetono in tutte le lingue, le attrici (molte straniere) sul palcoscenico: «La donna è considerata un territorio da possedere, occupare e, infine, bonificare, ma nessuno di questi tre verbi ha a che fare con la parola amore». Lo sappiamo, ma è necessario ripeterlo, urlarlo. La compagine di interpreti, uomini e donne, a marzo si era messa in gioco nel progetto e per quattro mesi ha preso parte alle prove, che si sono svolte in modo separato e parallelo. In due parti è stata suddivisa anche la rappresentazione: la prima ha visto protagonisti gli uomini, la seconda le donne. Maschi e femmine non si sono incrociati mai, nemmeno in scena, quasi a sottolineare l’impossibilità di comunicare e di incontrarsi quando, in una relazione sentimentale, esplode la violenza. E le frasi si rincorrono e si ripetono, sovrastate dalla musica: sempre uguali, perdono di senso, come quando l’impossibilità di comprendersi spegne la relazione. Lui che grida «Io non sono debole» è lo stesso lui che che racconta di uno spintone e di un braccio rotto mentre i gusci di una dozzina di noci si frantumano per mano di altrettanti uomini: fa male sentire quelle parole, quei rumori. Il pubblico – in un certo modo anch’esso chiamato ad avere un ruolo preciso (le luci non si spengono mai del tutto in platea) – è coinvolto e invitato alla consapevolezza.
Molti attori alle prime armi, dicevamo: semplici cittadini che hanno colto l’occasione di mettersi alla prova e che senz’altro ce l’hanno fatta, contribuendo a confezionare uno spettacolo intenso, ricco di suggestioni e capace di mettere chi guarda di fronte alle contraddizioni che ancora la nostra società deve scontare. In chiusura ciascuna delle 25 donne sul palco schiaccia un fiore tra fogli di giornale: uno dopo l’altro, con la rapidità con cui si disperdono drammi che finiscono per essere solo notizie e di cui ci si dimentica troppo velocemente. Ecco perché bisogna continuare a parlarne. A ripeterlo. A urlarlo.