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«Strage» di pesci nel Ceno

«Perché gli animali non sono stati spostati prima di interrompere il flusso d'acqua?»

di Erika Martorana

17 luglio 2015, 21:34

«Strage» di pesci nel Ceno

Una «strage» di pesci si è consumata, nella giornata di mercoledì, lungo il tratto del fiume Ceno che si trova in corrispondenza di località Belli, nel Bardigiano.

A causare la morte di centinaia e centinaia di pesci, tra cui trote Fario ed altre specie protette, potrebbe essere stata l’improvvisa interruzione, per lavori di manutenzione, della centrale idroelettrica che sorge poco distante.

Ad accorgersi della terribile situazione dei poveri animali che, rimasti senz’acqua, si sono ritrovati ad annaspare in piccole «pozzanghere» miste di acqua e fango, o, nei casi peggiori, a morire lentamente esposti al calore del sole sopra dei sassi bollenti, è stato un residente del luogo, che, mercoledì pomeriggio, aveva deciso di rilassarsi prendendo il sole sulle rive del fiume.

«Ad un tratto - ha raccontato il testimone, colmo di rabbia - ho visto l’acqua che scarseggiava sempre più, così ho cominciato a camminare fino a valle, dove ho assistito ad uno spettacolo tremendo. Centinaia di pesci morti, altri in fin di vita ed in grande sofferenza».

«Con un amico - ha aggiunto - ci siamo subito dati da fare per salvare più pesci possibili; con alcuni secchi li abbiamo portati dove scorreva l’acqua, ma purtroppo non siamo ovviamente riusciti a portarli tutti in salvo».

Le domande che molti adesso si pongono sono le seguenti: perché nessuno ha provveduto a spostare gli animali, prima di interrompere la portata d’acqua, per oltre cento metri di torrente? Perché gli organi competenti non hanno inviato alcun comunicato alle associazioni o alle squadre apposite per il recupero pesci?

«La cosa si fa ancor più grave- ha commentato Francesco Cavanna, membro dell’associazione Trota FarioValceno - se si pensa che, proprio tre giorni fa, io stesso avevo mandato una mail tramite pec alla Provincia e ad Enel Green Power per avvisarli che, se avessero dovuto eseguire, come ogni anno, i lavori di manutenzione in zona, noi del gruppo ci saremmo offerti volontari, per il recupero e lo spostamento gratuito dei pesci. Inutile dire - ha continuato con grande rammarico - che non ho ricevuto alcuna risposta, e che, oltretutto, ora, per colpa di una mancata comunicazione da parte di Enel alla Provincia o per colpa della Provincia stessa che pur avendo ricevuto l’informazione, se ne è stata con le mani in mano, ci troviamo a fare i conti con quintali di pesci morti».

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