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Disagio

«Costretti a dormire in macchina»

La difficile situazione di due famiglie sfrattate. L'assessore Rossi: «Il sostegno a queste famiglie non è mai mancato»

13 agosto 2015, 21:16

«Da Parma non me ne vado, l’ho giurato ai miei figli. Possibile che non ci sia proprio nulla da fare?». Storie di disperazione, miseria, rabbia che, talvolta, vanno prese con le pinze, perché spesso torti, ragioni e assistenza si mescolano inesorabilmente. Ma la cronaca rimane: nell’ultima settimana due famiglie (di cui una italiana) dormono in macchina, un’altra trascorre le giornate nei parchi, alla ricerca d’ombra, prima di separarsi per tornare ai dormitori che, obbligatoriamente, hanno degli orari scanditi. Manuela e il marito sono «parcheggiati» a un passo dal Barilla Center. Le bimbe (la più piccola di 2 anni, che ha una delicata patologia legata ai reni e l’altra di otto) si svegliano a singhiozzo. La ricerca del latte, la luce dei lampioni che disturba. Pochi giorni fa la madre ha chiamato il giornale per raccontare la sua storia anticipando che avrebbe dovuto uscire dal residence, alloggio d’emergenza a carico del Comune, ma senza avere un’alternativa. Manuela non lavora, il marito – disoccupato da almeno due anni – ha miracolosamente trovato un impiego a tempo determinato come camionista proprio la settimana scorsa. «Il Comune batte sul fatto che a Napoli abbiamo una rete parentale, ma mia madre non è in grado di sostenerci – prosegue la donna raccontando la sua versione - Di fatto siamo stati “sfrattati” poco prima dell’inizio di agosto. Abitavamo in un residence a carico del Comune, ma a un certo punto l’amministrazione ha semplicemente disdetto il pagamento della rata senza avvertirci». L’assessore al Welfare Laura Rossi ha ribadito che «il sostegno a questa famiglia non è mai mancato. Abbiamo chiarito fin da subito che si trattava di una soluzione temporanea. Per cercare di andarle incontro abbiamo prorogato diverse volte la loro permanenza all’interno della struttura, per permettere alla coppia di trovare un alloggio alternativo. Il tutto mettendo in chiaro sempre che si trattava di un provvedimento straordinario e di emergenza». Anche alla famiglia albanese Daci, padre madre e tre figlie di cui una soltanto ha una casa che condivide col marito, è successa la stessa cosa. E anche loro dormono in macchina dopo lo «sfratto» dal medesimo residence, con l’unica differenza che in questo caso la moglie ha un lavoro fisso «che comunque non basta per coprire le spese di un affitto». Lufti Onal, una moglie e due bimbi, proveniente dalla Tunisia ha un’altra storia ancora. A Parma dal 2010 ha lavorato in diverse cooperative anche col sostegno della famiglia della compagna di vita. «Oggi non possono più aiutarci, inoltre, mi hanno diagnosticato una discopatia alla schiena che m’impedisce di fare sforzi – chiosa -. Ogni sera dobbiamo separarci: lei va nella casa d’accoglienza per donne e minori io al dormitorio, ma siamo obbligati a trascorrere tutta la giornata fuori secondo gli orari delle strutture. Abbiamo bisogno di tutto, ma prima di ogni altra cosa di una casa». ch. pozz.

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