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Economia

Intraprendenza e creatività: una marcia in più per trovare lavoro

Al «placement day» i manager delle aziende dialogano con gli studenti. Il consiglio degli esperti: «Serve un percorso coerente verso un obiettivo chiaro»

di Antonella Del Gesso

01 ottobre 2015, 22:27

Interpreti e non meri soggetti passivi del cambiamento. Questo devono dimostrare di essere i giovani neolaureati in cerca di lavoro. La preparazione tecnica e l’ottima conoscenza di una lingua straniera sono ormai prerequisiti. Diventano valore aggiunto, invece, qualità come l’intraprendenza, l’investimento su se stessi non solo in termini di formazione ma anche di esperienze, e l’impegno unito ad entusiasmo e creatività.
A sostenerlo, all’unisono, sono i responsabili risorse umane delle imprese che hanno preso parte ieri al «Placement Day», giornata di incontro e orientamento tra studenti e aziende, organizzata dal Dipartimento di Economia dell’Università di Parma.
«Siamo al sesto anno e all’undicesima edizione di un’iniziativa che ha obiettivo di avvicinare concretamente mondo della formazione e quello del lavoro. Il nostro Dipartimento conta 3700 studenti e 1100 laureati l’anno, un numero importante al quale non si può che rispondere in maniera operativa facilitando un allineamento tra domanda e offerta», sottolinea il curatore del progetto Guido Cristini, che invita poi le direzioni aziendali del personale a intervenire sul tema «improving your potential».
«Vorremmo gli studenti implementassero è l’intraprendenza, la curiosità, lo spirito di sacrificio, la capacità di non abbattersi. Ma non esiste una ricetta uguale per tutti. Ognuno deve far emergere la propria personalità e dimostrare di sapersela cavare in ogni occasione» esorta Henry Sichel co-fondatore e general manager di Caffeina. «Un giovane deve dimostrare da subito di voler declinare le proprie potenzialità, con determinazione e volontà di miglioramento continuo. Deve arricchire il suo curriculum, parallelamente al percorso di studi, anche con esperienze lavorative, sociali e relazionali. Il tutto coerente con un obiettivo misurabile e ben focalizzato» sottolinea Silvia Biso, HR Sviluppo e Compensation di Parmalat. Questo comporta credere in se stessi, essere consapevoli delle proprie facoltà e mettersi subito a lavoro per svilupparle. Del resto da uno studente, come dice Valeria Brambilla, partner di Deloitte&Touche, cosa aspettarsi se non «l’impegno unito all’entusiasmo e alla voglia di fare». La differenza in una valutazione, infatti, ormai non la fa più la preparazione tecnica o conoscenza delle lingue straniere, ma la coerenza del percorso verso un obiettivo chiaro».
Alessandro Montanari, direttore delle risorse umane di GroupM, si appella alle sei parole chiave delle «Lezioni americane» di Italo Calvino («leggerezza», «rapidità», «esattezza», «visibilità», «molteplicità» e «coerenza), per offrire alla giovane platea utili spunti per orientarsi nella definizione di se stessi: tutte qualità da tenere in considerazione per mantenere viva la creatività. Insieme alla «voglia di emergere e di cavalcare un cambiamento di cui i ragazzi devono essere interpreti e non soggetti passivi» conclude Luca Villa del servizio selezione e sviluppo di Cariparma.

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