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Gli studenti incontrano i compagni rifugiati

La rete delle scuole per la pace

di Vittorio Rotolo

17 ottobre 2015, 21:02

Gli studenti incontrano i compagni rifugiati

Il tema dell’accoglienza è attuale. E la rete delle scuole per la Pace di Parma, formata da undici istituti superiori della nostra città, prova a declinarlo partendo prima di tutto dalle testimonianze di quanti hanno vissuto, sulla propria pelle, il dramma di dover lasciare il Paese d’origine, per sfuggire alla guerra ed alla miseria. Circa 300 studenti parmigiani hanno così avuto la possibilità di incontrare rifugiati e richiedenti asilo, nella maggior parte dei casi loro coetanei: individui già provati, nel fisico e nel morale, da un vissuto doloroso, in parte mitigato dal fatto di aver trovato, nel nostro territorio, protezione ed accoglienza. Grazie all’impegno di numerosi volontari. Una giornata ad alto impatto emotivo, quella vissuta dai ragazzi negli spazi del Seminario Minore, nell’ambito della prima iniziativa del nuovo anno scolastico della Rete delle scuole per la Pace, realizzata in collaborazione con Forum Solidarietà e Ciac, il Centro immigrazione asilo e cooperazione internazionale di Parma. «La scuola ha il compito di educare ad una prospettiva di convivenza, che sia il più possibile inclusiva tra gli uomini e rispettosa della dignità di ogni singolo individuo» ha sottolineato Cristina Quintavalla, docente del Liceo classico Romagnosi, capofila di una Rete che comprende pure gli altri licei Bertolucci, Maria Luigia, Sanvitale, Marconi, Porta, Toschi e Ulivi, insieme agli istituti Bocchialini, Giordani e Melloni. «La scuola - ha proseguito la Quintavalla - non deve limitarsi ad instillare nella mente degli studenti le nozioni, ma fare in modo che questo bagaglio di conoscenze non sia per nulla disgiunto dalla storia e dal presente che stiamo vivendo. Di fronte alla catastrofe planetaria in atto, con milioni di persone costrette a scappare dai rispettivi paesi d’origine, occorre avvicinarsi agli altri popoli ed alle altre culture. Partendo dal presupposto che ogni esistenza umana ha una significatività irripetibile». Al fianco della Quintavalla, anche Chiara Marchetti del Ciac. «Il tema della convivenza suscita emozioni contrastanti: da un lato c’è l’empatia, dall’altro un sentimento di ostilità che, talvolta, sfocia addirittura nel razzismo - ha detto -; ascoltare le storie, confrontarsi direttamente con queste persone, può richiamare i nostri ragazzi ad un maggiore senso di responsabilità». Tra i protagonisti della giornata, che ha visto gli studenti suddividersi in più gruppi per incontrare i rifugiati ed i richiedenti asilo provenienti da Nigeria, Somalia, Afghanistan, Costa d’Avorio, pure Cleo Adrien Dioma, promotore del festival culturale «Ottobre Africano», e lo scrittore di origini senegalesi Mohamed Ba, di Controrazzismo. «Il mondo globalizzato tende a creare una sorta di appiattimento dei valori tradizionali - ha spiegato Ba -: in un simile contesto, il rischio è che la diversità non venga più percepita come una forma di arricchimento, bensì come un difetto della natura. Sin da bambino ho sempre visto l’Occidente come un modello di riferimento culturale: è stato triste scoprire, proprio qui, l’esistenza del termine estraneità riferito agli individui. Una concezione che serve solo ad alimentare divisioni».