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economia

Jobs act, strumento utile ma ancora troppo complesso

di Lorenzo Centenari

17 ottobre 2015, 21:42

Jobs act, strumento utile ma ancora troppo complesso

Tutele crescenti, politiche attive, maternità. E ancora: flessibilità, tutela del lavoro, semplificazione. Jobs act, tutto chiaro? Quasi. Se per certi versi il piano di riforme del Governo Renzi porta con sé numerose innovazioni a beneficio sia delle imprese, sia dei lavoratori, è anche vero che il pacchetto di novità fortemente voluto dal premier mostrerà la propria reale efficacia non prima di aver abbandonato il periodo di rodaggio nel quale è ancora coinvolto. Prematuro tirare le somme, quindi. Sulla sua applicazione, inoltre, la comunità dei giuristi si trova d’accordo nel giudicare il Jobs act uno strumento tendenzialmente favorevole, ma dall’interpretazione assai complessa. Un testo, insomma, che agli addetti ai lavori richiederà di volta in volta un processo di attenta valutazione.

Proprio alla luce della pubblicazione in Gazzetta ufficiale degli ultimi quattro decreti attuativi, l’Unione parmense degli industriali ha ieri ospitato a Palazzo Soragna un seminario di aggiornamento rivolto alle aziende associate, intervenute numerose ad ascoltare le relazioni dell’avvocato Lucia Silvagna e dei professionisti dello studio Trifirò & Partners. «Sembra che i quattro decreti da poco entrati in vigore – sostiene la Silvagna, avvocato esperta di diritto del lavoro – abbiano completato il quadro complessivo e aggirato alcuni problemi che la riforma non aveva sin qui ancora risolto. Importante, ora, sarà tuttavia osservare come la legge verrà applicata e quanto la politica condizionerà l’orientamento di ogni contenzioso, anche al di là della “ratio” della riforma stessa». A sollevare il tema dei riflessi politici era stato in precedenza Claudio Robuschi, vicedirettore dell’Upi nonché caposervizio Area Relazioni industriali, risorse umane e formazione: «I decreti approvati in merito a tutele crescenti, demansionamento e videosorveglianza hanno già attivato le reazioni della Cgil ed in modo particolare della Fiom. Sul fronte dei diritti, si annuncia un’altra stagione calda», commenta Robuschi. Il compito di illustrare per sommi capi le principali novità introdotte con il Jobs act è spettato poi al cofondatore di Trifirò & Partners, Stefano Beretta: «Si individuano alcuni aspetti che meriterebbero dei sostanziali correttivi. Perché, ad esempio, adottare un doppio regime sui licenziamenti collettivi e una doppia procedura in materia di licenziamento per giustificato motivo oggettivo? Lascia perplessi – afferma Beretta – anche il capitolo relativo al regime sanzionatorio dei licenziamenti per superamento del comparto, così come risulta poco comprensibile la scelta di lasciare una “zona grigia” in merito a dimissioni e risoluzioni consensuali». Proprio dimissioni e risoluzioni consensuali, insieme a tutele crescenti e mutamento di mansioni, sono stati al centro dell’intervento di Giorgio Molteni, mentre è di controlli a distanza e superamento del contratto a progetto che ha successivamente parlato il collega Luca Peron. La nuova disciplina relativa alla cassa integrazione, infine, è stato l’argomento trattato dall’avvocato Damiana Lesce. Da Lucia Silvagna, l’invito ad attendere i risvolti: «Per capire se il legislatore ha raggiunto il suo obiettivo – sostiene – è ancora presto».