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LIBRI

Lo «sguardo» struggente di Fallini sulla Bormioli Rocco

di Margherita Portelli

17 ottobre 2015, 21:44

Lo «sguardo» struggente di Fallini sulla Bormioli Rocco

Le ultime gocce sono due. Scendono timide, lungo la guance, sgorgando da due occhi appuntiti solitamente intenti a stringersi dietro un’analogica con rullino in bianco e nero. A Palazzo Sanvitale, ieri, è andata in scena la presentazione del libro fotografico «L’Ultima goccia - La Bormioli Rocco nei negativi di Marco Fallini» (Mup Editore, 112 pagine, 35 euro), e l’emozione sul volto dell’autore accomunava molti fra i presenti. «Perché - ha spiegato lo stesso Fallini - questi ambienti ancora parlano di un glorioso passato e vanno custoditi come ricordi di famiglia, con affetto e rispetto. Ho cercato di far rivivere un mondo che non c’è più, per tenere viva nella memoria quello che la Bormioli Rocco è stata per la città». 70 fotografie scattate nella primavera del 2009 raccontano il destino dello stabilimento di San Leonardo dopo la chiusura del 2004. Marco Fallini, dipendente della vetreria per 34 anni, ne ha immortalato gli interni prima della demolizione.

Dopo i saluti del presidente della Fondazione Monte Parma Roberto Del Signore e del parlamentare Giuseppe Romanini, ha preso la parola Alberto Figna, presidente dell’Unione parmense degli industriali. «In queste foto si intravede una rinascita per quel luogo - ha sottolineato il presidente dell’Upi, che ha concesso il patrocinio al volume, come il Comune di Parma -. La famiglia Bormioli ha fatto tantissimo per il nostro territorio, segnando un pezzo di storia imprenditoriale di Parma».

Il libro rappresenta con struggente bellezza quello che si è venuto a creare dopo la dismissione della fabbrica. «Noi ci siamo per far sì che la gente non dimentichi che un tempo c’era una vetreria attorno alla quale è cresciuto un quartiere - è intervenuta Luciana Boschi, vice presidente del Gruppo medaglie d’oro Bormioli Rocco -. Gli strumenti di ultima generazione non potranno mai sostituire le persone».

Ad essere rappresentato, negli scatti di Fallini, è un mondo di rovine «ma che ci porta a riflettere su come e cosa di quelle rovine si può riqualificare», ha chiarito Marzio Dall’Acqua, presidente di Mup Editore. «Quello dell’autore è uno sguardo pieno di curiosità - ha evidenziato Davide Papotti, docente di Geografia culturale all’Università degli Studi di Parma -. Un invito a riassaporare il piacere della contemplazione dello spazio».

Un luogo duro, di lavoro, sudore, fatica, che si trasforma in un mondo fatto di silenzi e assenze. «La Rocco era un ecosistema a sé. San Leonardo è stato, in quegli anni, la “Olivetti” di Parma - ha ricordato Franco Boni, ex dirigente della Bormioli Rocco & Figlio -. Un rapporto incredibilmente solido intrecciava tutti, a ogni livello e ad ogni posizione dell’azienda. C’era il Cral, turni agevolati per chi studiava, il Gruppo medaglie d’oro e tanto altro».

Perché, come scrive il giornalista Stefano Rotta, che firma la prefazione e che ieri ha presentato l’incontro, «la storia della Bormioli è la storia della gente che ci ha lavorato […]. Gente che non dimentica e non vuole dimenticare quello che ha dato e quello che ha preso».

Michele Alinovi, assessore all’Urbanistica e Lavori pubblici del Comune di Parma, in conclusione, ha presentato il progetto di rigenerazione urbana che rappresenta il futuro dell’area ex industriale. «Il Cral Bormioli diventerà proprietà pubblica e sarà ad uso del quartiere. Rimarrà proprietà del soggetto attuatore parte dell’area che ospiterà il Museo del vetro, che comunque verrà realizzato - ha rivelato l’assessore -. Inoltre, si potrà aprire una sorta di grande viale alberato che collegherà la zona dell’Eurotorri con il San Leonardo Sud».