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immigrazione

Profughi: quegli sguardi stranieri sulla nostra città

di Carla Giazzi

18 ottobre 2015, 23:08

Profughi: quegli sguardi stranieri sulla nostra città

Il nuovo libro di «Parma per gli altri», «Sguardi stranieri sulla nostra città», raccoglie voci e storie dei nuovi cittadini di Parma, i migranti.
Racconta come hanno vissuto l’esperienza della migrazione e come vedono noi parmigiani. Ci sono alcune parole che serpeggiano nel testo, secondo Adel Jabbar, sociologo iracheno che da tempo vive in Italia, chiamato a presentare il volume alla libreria Feltrinelli di via Farini; tra queste, «soglia» e «mancanza».
«Questi viaggiatori sono sulla soglia tra luoghi che hanno abbandonato e luoghi che ancora non hanno trovato», ha detto il sociologo. «A tutti loro manca qualcosa: a chi il mare, a chi la socialità, la festa, l’essere riconosciuto». Hanno bisogno di tempo per conoscere ciò che noi diamo per scontato, e del resto anche l’ospitalità non è un automatismo. La loro presenza ci pone delle domande.
«Farci attraversare dallo sguardo degli altri è spiazzante – ha ribadito Marco Deriu, sociologo del nostro ateneo e curatore del volume –. Abbiamo voluto lavorare su questa idea, non arrivare a dire cos’è Parma o chi sono gli immigrati, ma ci siamo messi in ascolto».
Il libro è stato scritto a più mani dagli operatori e dalle operatrici di «Parma per gli altri», organizzazione molto attiva soprattutto in Africa, ed è pubblicato, come ha ricordato l’editore, Antonio Battei, nella collana diretta da Alessandro Bosi «Pensare la città».
È costruito attorno a concetti chiave: casa, lavoro, famiglia, cibo, sicurezza. E testimonia il differente modo di concepirli. La casa, per i migranti, non è quasi mai associata ai muri o all’arredamento, ma alla comunità, al quartiere, alla strada, a odori e sensazioni; il lavoro è strettamente connesso alla preoccupazione di avere i documenti in regola, alla paura di perderli.
Le interviste sono state realizzate dai volontari di «Par-
ma per gli altri» nell’ambito del progetto «Luoghi comuni», avviato da qualche anno. Alcune frasi di questi «racconti», ora pubblicati integralmente, erano state scelte e diffuse in città, su locandine e manifesti, in spazi come gli autobus o le sale d’attesa, frequentati sia da parmigiani che da immigrati.
«Multiculturalità significa riflettere sulla presenza dei migranti e su quello che ci
dicono, per costruire insie-
me un cammino» ha ricordato Paola Salvini, che ha mode-
rato l’incontro in veste di rappresentante dell’associazione. Sua è la prefazione del volu-
me, che vede anche i contributi di Giuseppe Bizzi e Francesca Avanzini.