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medicina

Sindrome dei piloti: Parma in pole position

Premio alla Clinica ortopedica per uno studio sull'«armpump»

di Margherita Portelli

18 ottobre 2015, 21:09

Sindrome dei piloti: Parma in pole position

Si è iniziato a parlare di «armpump» quando Dani Pedrosa ha annunciato il suo ritiro temporaneo dalle piste, pochi mesi fa: la sindrome compartimentale all’avambraccio di cui il pilota soffriva lo limitava fortemente, impedendogli di governare la moto. Nel frattempo lo spagnolo è tornato a «cavalcare» la sua Honda, ma un gruppo di ortopedici dell’Università di Parma ha continuato a studiare la patologia che colpisce tanti piloti professionisti (così come canottieri e sollevatori di pesi) e, nei giorni scorsi, ha anche ottenuto un prestigioso riconoscimento nell’ambito del 53esimo congresso italiano di chirurgia della mano, intitolato «Le patologie dello sport nella mano, polso e gomito». Per la seconda volta, dopo 17 anni, alla Scuola di specializzazione in Ortopedia e Traumatologia del nostro Ateneo è stato assegnato il premio «Luigi Rossoni», per la migliore comunicazione orale presentata da un autore con età inferiore ai 30 anni. Ad ottenere l’importante riconoscimento è stata la dottoressa Letizia Marenghi, intervenuta al congresso presentando la relazione «Valutazione dell’armpump e ipotesi eziopatogenetiche nel campionato mondiale di moto Superbike».
A dirci qualcosa di più sulla sindrome oggetto di approfondimento, è Alessio Pedrazzini, medico chirurgo del nostro ospedale, che dal 2014 collabora con la Clinica mobile nel mondo nel campionato mondiale Superbike e che firma lo studio premiato a Viterbo insieme a Francesco Pogliacomi, Alessandra Colacicco, Michele Zasa (responsabile della Clinica mobile nel mondo) e Francesco Ceccarelli (direttore della Clinica ortopedica e della Scuola di specializzazione in Ortopedia e Traumatologia). «Si tratta di una patologia nuova, tipica del motociclismo sia professionistico sia amatoriale - sottolinea Pedrazzini -. Da qualche tempo ho cominciato ad interessarmi dell’"armpump", visitando approfonditamente tutti i piloti di Superbike. La sindrome si manifesta con forti dolori da sforzo all’avambraccio. Stiamo cercando di capirne le cause, che potrebbero essere legate a diversi fattori: le vibrazioni, le temperature esterne, le tute, gli angoli di curvatura».
Esistono due tipologie di trattamenti, quello conservativo e quello chirurgico. «L’"armpump" può essere curato con massaggi, taping, creme (e altri interventi conservativi) o con un intervento chirurgico, la fasciotomia - continua il medico -. Nel primo caso, però, c’è un significativo tasso di insuccesso della terapia, nel secondo molti pazienti tendono a presentare poi delle recidive».
Il lavoro del team parmigiano è stato premiato perché inedito e innovativo: la patologia non era mai stata studiata in maniera così sistematica. «Quando avremo determinato con precisione le cause della sindrome, si potrà valutare come agire al meglio» conclude Pedrazzini.