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Abass:"Prima Cantù...poi la NBA"

"Qui sto benissimo, ma naturalmente l'America rimane un sogno", racconta il capitano dei brianzoli.

20 ottobre 2015, 01:00

Abass:
22 anni, capitano per la seconda stagione alla Pallacanestro Cantù, dopo una vita nelle giovanili, Awudu Abass Abass si è raccontato in esclusiva ai microfoni di Sportal.it.
 
Ci puoi raccontare l'origine del tuo nome? 
La nostra famiglia si è sempre chiamata cosi: Abass Abass. Vengo da una famiglia musulmana e il mio cognome proviene dall'arabo. Awudu invece era il nome di mio nonno.
 
Com'è nata la tua passione per la pallacanestro?
A mio padre piaceva molto, in Ghana non c'è questa passione ma lui ha cercato di trasmettermela. Poi sai, negli anni '90 c'è stato il boom del basket anche a livello internazionale, grazie a Michael Jordan. Da quando avevo 5 anni ho avuto sempre la palla in mano, con il tempo è diventato un'abitudine. 
Un ruolo importante nel mio processo di innamoramento per la pallacanestro l'ha avuto il mio vicino di casa che è un allenatore. E' lui che mi ha proposto per la prima volta di giocare nella sua squadra e da quel momento non ho più smesso. 
 
E' da molti anni che sei a Cantù. Hai fatto tutta la trafila delle giovanili in questa città. Cos'ha di speciale per te questa società?
Ho iniziato a giocare nelle giovanili di Cantù quando avevo 13 anni. A quel tempo l'idea della Serie A era lontana, era un sogno. Io però ci credevo, non mi vedevo a fare altro se non a giocare a basket. Per me è la mia vita. Nel corso del tempo ho avuto il sostegno degli allenatori, dei compagni e dei miei genitori, che ringrazio profondamente. Credo sia stato fondamentale che i miei mi abbiano seguito per evitare che prendessi strade sbagliate. Quando ho compiuto  18 anni sono cresciuto molto anche fisicamente e sono stato chiamato in nazionale. Poi ho avuto un infortunio che non mi ha consentito di fare gli europei. Ma ciò che sembrava un male si è rivelato un bene: sono stato tutta estate a riposo e a lavorare sul mio fisico. Negli anni successivi ho tratto un grosso vantaggio da quegli allenamenti e da quella crescita. Negli ultimi anni nelle giovanili avevo iniziato anche ad allenarmi in prima squadra, quindi mi confrontavo con giocatori che militavano in Serie A. Questo mi rendeva molto competitivo nelle partite e mi aiutava ad essere sempre pronto fisicamente. 
 
Ti senti l'uomo del futuro a Cantù? Prima di te ci sono stati grandi campioni, come ad esempio Recalcati.
Io non sono uno che guarda molto al passato. Quelli di Recalcati erano anni diversi, Cantù era molto più prestigiosa in Europa rispetto ad oggi. Io non mi sento l'uomo del futuro, so solo che sono il capitano di Cantù ora e che darò tutto per aiutare la squadra a vincere e a raggiungere i propri obiettivi. Per me le cose sono sempre cambiate molto velocemente, quindi è davvero difficile parlare del futuro. Quello che conta è che oggi sto bene qui, al domani per adesso non ci penso.
 
Corbani in un'intervista ha detto: "Il nostro obiettivo è migliorare i giovani per domani". Cos'è cambiato rispetto al periodo con Sacripanti?
Si sta lavorando per far crescere tutti i singoli giocatori e questa è una bellissima cosa. Corbani ha un sistema che permette di far girare molto la palla e che rende tutti protagonisti. Anche con Sacripanti mi sono trovato bene, lui ed il suo sistema di gioco mi hanno aiutato ad arrivare dove sono ora e per questo lo ringrazio. Nel sistema di Corbani sto cercando la mia dimensione, ma ci vuole un po' di tempo perché cerco sempre di trovare la soluzione giusta per dare il mio apporto alla squadra. Per esempio contro Sassari ho tirato tanto per testare i limiti entro cui potevo muovermi, contro Reggio Emilia ho adeguato di più il mio gioco a quello di squadra, infatti a tratti abbiamo giocato una buona partita.
 
Qual'è il tuo ruolo preferito?
Il mio ruolo preferito è il 2. Non gioco da guardia però, ma da ala piccola. Con Corbani non c'è molta differenza tra questi due ruoli che sono i miei preferiti. Saperli giocare al meglio è un bene per me perché più ruoli sono capace di giocare e meglio mi sento perché sono più completo. Diventa più difficile per i miei avversari affrontarmi e io posso adeguarmi meglio a chi mi trovo difronte. 
 
A che giocatore ti ispiri?
Un giocatore che mi ha entusiasmo moltissimo negli ultimi 3-4 anni è stato Kawhi Leonard degli Spurs. E' un giocatore che fa sempre la cosa giusta. Stoppa, ruba palla, segna, difende e va a rimbalzo. In campo è completo come pochi al mondo e ritengo che questo sia un aspetto fondamentale. Per questo lui mi piace cosi tanto. 
 
Eri tra i 60 possibili eliggibili per il Draft NBA 2015 e alla fine non sei stato selezionato. Come hai vissuto questo momento?
Tutto è iniziato quando abbiamo vinto l'europeo: giocai molto bene e i loro talentscout mi videro. Ma all'epoca non avevo un ritmo partita, non avevo visione di gioco, avevo tante lacune, perché l'anno da Trinchieri non giocai per niente. Poi per l'NBA da 4 sono troppo piccolo, figurati lo sono anche da 3. Noi cerchiamo sempre di farci vedere, infatti l'anno dopo andai all'Eurocamp e non feci male, ma non fu abbastanza. L'anno scorso poi ho giocato bene i playoff dopo un anno di alti e bassi, loro mi seguivano sempre di più e andai all'Eurocamp e feci molto bene. Mostrai tutti i miglioramenti che ho fatto in 2 anni. Non avevo la padronanza del palleggio che ho ora, la stessa cosa vale per i passagi. Sono molto più sicuro dei miei mezzi. Dopo l'Eurocamp avevo una possibilità di essere scelto, in  che % non lo so, poteva essere del 50% come dell'1%. Ma sono sicuro che gli scout americani mi conoscano abbastanza bene. Pensavo di prenderla male se non fossi stato scelto ed invece non è stato cosi. Già essere stato preso in considerazione è stato per me un grande onore, poi so di essere migliorato molto e questo mi rende orgoglioso. Certo nel curriculum di un giocatore pesa molto esser stati scelti in un Draft NBA. E' un grande privilegio. Ammetto di essere stato un po' teso la notte del draft, ma alla fine sono contento di come sia andata. Io ora devo fare bene a Cantù e in futuro chissà che non si apra qualche altra possibilità. L'NBA è un sogno, ma io sto benissimo in questa città ed in questa squadra. 
 
Quali sono i tuoi obiettivi personali e con la Vitasnella?
I miei obiettivi per quest'anno sono di diventare sempre più costante durante le partite, sono ancora troppo discontinuo, ma ci lavorerò. Voglio arrivare ad essere sempre al 100% dei miei mezzi e della mia consapevolezza. 
La mia ambizione maggiore per il prossimo futuro è arrivare a fare qualcosa con la nazionale maggiore, anche solo qualche ritiro per testarmi a quei livelli. 
Gli obiettivi con Cantù, come ha detto la presidentessa, sono soprattutto la salvezza, ma io ho sempre grandi traguardi in mente, quindi mi piacerebbe fare la Coppa Italia.
E' il terzo anno di fila che faccio una competizione europea e ci tengo a far bene. E' una cosa bellissima giocare in Europa perché tramite la tua squadra di club rappresenti la tua nazione. Per i playoff di Serie A ne riparleremo a febbraio, quando la classifica sarà più definita. 
 

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