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Droga: la testimonianza di un padre

Ha perso il figlio 16enne: il suo toccante (e istruttivo) racconto

di Beppe Facchini

19 ottobre 2015, 17:53

Droga: la testimonianza di un padre

«L’ultima volta che ho visto mio figlio eravamo seduti a tavola. Era strano: per la prima volta non mi aveva né abbracciato e né sorriso. Emanuele cosa c’è? Niente, nessuna risposta, ma io avevo capito che qualcosa non andava, solo che quel giorno avevo troppi impegni e poco tempo per parlarne. Domani mi spieghi tutto, gli ho detto, ma era già troppo tardi. Dopo quel pranzo non l’ho più rivisto».

Sono ormai due anni che Giampietro Ghidini, in seguito alla morte di un figlio appena 16enne a causa della droga, gira l’Italia per raccontare la sua esperienza e per avvertire altri genitori come lui dei rischi che si possono correre quando non si è abbastanza vicini e attenti ai propri ragazzi. La sua storia, carica di emozioni, è arrivata a Parma nei giorni scorsi grazie al primo dei «Meeting dell’Energy Volley» di quest’anno, incontri organizzati al PalaRaschi da una società sportiva attenta anche a ciò che i giovani possono incontrare nel proprio percorso quotidiano al di fuori dal campo di gioco.

Emanuele era un adolescente come tanti altri. E come diversi coetanei aveva anche fatto le prime esperienze con le droghe. Uno spinello così, per provare. Suo padre lo capisce, ma aspetta il momento giusto per affrontare l’argomento seriamente «da uomo a uomo», come spiega Ghidini oggi che Emanuele purtroppo non c’è più. Una sera con gli amici, però, si esagera. Il ragazzo assume una droga allucinogena e si lancia, in piena notte, in un fiume vicino al paesino del bresciano in cui stava crescendo. Fine della corsa o nuovo inizio? «Da quel momento sono stato in oltre duecento città, non tanto per parlare di droga, quanto di vita» racconta ancora papà Giampietro, che da quella terribile esperienza ha trovato la forza di ripartire intitolando un’associazione a suo figlio, la «Fondazione Ema Pesciolino Rosso».

«La vita fa bene e il mondo, anche se sempre più malato e legato troppo alle cose materiali, è ricco di opportunità: non serve a nulla cercare di evadere con la droga. Noi adulti, invece, dobbiamo andare meno di corsa - sottolinea ancora Gianpietro Ghidini, poco prima di parlare davanti a tantissimi giovanissimi atleti della Energy Volley, accompagnati dai propri genitori-, cercando di trasmettere ai ragazzi i nostri valori. Bisogna ascoltarli di più. Bisogna essere più presenti». «Io l’ho capito troppo tardi - è l'amara conclusione.- E così Emanuele, dopo la sua morte, è diventato genitore di un genitore, insegnandomi tutte queste cose. Adesso tocca a me farlo capire anche agli altri».

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