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Scariolo da Desio all'NBA

Intervista all'ex coach dell'Aurora che dopo aver vinto il terzo titolo europeo da ct della Spagna vorrebbe allenare nel campionato più bello del mondo.

19 ottobre 2015, 22:40

Scariolo da Desio all'NBA
La presentazione dell'Aurora Desio è stata l'occasione per incontrare Sergio Scariolo, reduce dalla conquista del suo terzo titolo europeo da ct della Spagna.
 
Il coach bresciano ha concesso una lunga intervista esclusiva a Sportal.it, partendo proprio dal suo passato brianzolo tra il 1991 e il 1993: "E' motivo d'orgoglio ritrovare una società che lavora con grande passione per la pallacanestro, senza reali ritorni ecomici ma con la vocazione di creare giocatori. Sia l'Aurora che la Rimadesio che la sponsorizza meritano un riconoscimento, perchè permettono ai giovani di arrivare in prima squadra".
 
Sono ormai passati vent'anni e Scariolo è diventato uno dei più vincenti tecnici d'Europa, come testimonia l'oro conquistato a Lille alla guida delle 'Furie Rosse': "Quando mi è stato proposto di tornare a fare il loro ct non ho fatto considerazioni su obiettivi minimi e massimi. Ovviamente come ogni federazione ci si aspettava di raggiungere le Olimpiadi e per questa rassegna continentale pensavamo magari ad una finale, guardando a qualche gioco favorevole di accoppiamenti. Rispetto ai primi due trionfi questo è stato inaspettato e quindi speciale, anche perchè qualche mese fa contavamo su una presenza di giocatori superiore a quella che poi è realmente stata".
 
A Berlino però durante la prima fase la Spagna è stata sconfitta dall'Italia di Pianigiani, bestia nera per 'Don Sergio': "Quella azzurra è una squadra fortissima, di grande talento, ma che ha una ovvia dipendenza tecnica dalle percentuali di tiro, in funzione delle caratteristiche dei giocatori. Quella sera contro di noi superarono i 100 punti in un match atipico per questa competizione dove di solito la parte difensiva ha il sopravvento. Noi li lasciammo anche un pochino fare con scelte obbligate, per avere giocatori più freschi nelle partiti successive. Per l'Italia è stato comunque un Europeo positivo, anche se da lì in poi non ha fatto altrettanto bene, ma è stato fatto un importante passo avanti, come risultati ma soprattutto come sensazioni".
 
"Differenze tra il basket spagnolo e quello italiano? Bisognerebbe parlarne a lungo... Prima di tutto il livello di cultura sportiva, una più alta presenza nelle scuole, l'importanza che viene data allo sport dalle istituzioni politiche, gli impianti la cui differenza è brutale, sia per lo sport di base che di alto livello... La produzione di giocatori va avanti da diverse generazioni, non è più solo quella d'oro degli anni '80, anche se è impossibile rimanere sempre a quei livelli. Infine c'è il fattore economico, la crisi è arrivata anche in Spagna, ma sette o otto squadre sono rimaste sopra il livello di guardia, con giocatori che possono crescere e maturare in Eurolega".
 
L'NBA però è ancora di un altro livello: "Italia e Spagna possono produrre giocatori da quintetto base ma la differenza è nei grandi numeri in un Paese dove la produzione di giocatori mantiene il distacco abissale. Basta vedere l'importanza che hanno le partite di high school e di college, senza contare le qualità morfologiche della popolazione locale. Sono fisicamente e atleticamente superiori a noi mediterranei, nel basket conta...".
 
Il grande salto è il sogno di ogni giocatore ma non solo: "Solo un pazzo mi proporrebbe oggi un posto da capo allenatore dall'altra parte dell'oceano. Dopo aver vissuto diverse settimane all'interno di uno staff NBA so che ci vogliono diversi fattori che vanno appresi, studiati e approfonditi, non solo nel gioco che ha pure differenze importanti ma anche nella credibilità, nelle conoscenza di situazioni e persone. Non dico che è un sogno, dormo bene anche così, ma riconosco che mi piacerebbe un'esperienza di qualche anno in NBA. Uno sportivo deve ambire a vivere da dentro la situazione d'eccellenza nella sua disciplina".
 
Intanto è iniziato il campionato italiano, con Sassari, Reggio Emilia, Milano e Venezia come formazioni più accreditate per la corsa allo scudetto: "E' ancora presto, l'Olimpia è la più attrezzata di tutte, senza dubbio, ma bisognerà vedere chi troverà la chimica giusta, come funzioneranno gli equilibri, gli infortuni... Milano ha più talento ma anche la difficoltà di competere nel posto più difficile per ottenere risultati. Avrà anche la piacevole e dura incombenza dell'Eurolega, c'è il margine perchè le altre squadre riducano il gap".
 
L'Olimpia rimane ancora una ferita aperta per Scariolo, per due anni coach biancorosso: "Il rammarico c'è, a tutti sarebbe piaciuto vincere praticamente in casa. Ci sono sempre dei motivi, non è niente di divino o inspiegabile. La concorrenza di Siena era fortissima, sotto molti punti di vista. Loro avevamo una grande solidità in campo, indipendentemente da chi allenava o giocava. Il primo anno per noi fu positivo, come gioco e risultati, ma la seconda estate commettemmo degli errori, nel non ritoccare e in qualche incorporazione. Se sbagli lì poi difficilmente riesci a porre rimedio e noi lo pagammo. Mi assumo la mia parte di responsabilità: quella fu la ragione fondamentale per cui non continuammo a crescere".
 
Chiosa sul calcio, da grande tifoso nerazzurro: "Vedo bene l'Inter, con giocatori che possono diventare importanti e un'età media che fa pensare alla continuità, un grande allenatore e una società che si sta modernizzando, che deve trovare equilibrio tra la presenza nel territorio e l'operatività commerciale. Ci sono i segni di una ripartenza, qualche anno dopo i tre titoli. La direzione è quella giusta".

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