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Gli albergatori che ospitano i profughi: «Sono bravi ragazzi, vanno integrati»

di Egidio Bandini

22 ottobre 2015, 20:58

Gli albergatori che ospitano i profughi: «Sono bravi ragazzi, vanno integrati»

«Sono ragazzi con un immenso pudore e un grande rispetto, per i genitori e per le donne: dobbiamo solo fare pressione perché vengano educati alla nostra realtà».
Sono le parole di uno dei tre albergatori di Tabiano Bagni che ospitano circa settanta profughi, fra l’albergo Maria Luigia, il Terme e il Villa Bianca. Parla anche a nome degli altri, ma vuole restare anonimo.
Spiega così i disagi dei suoi ospiti: «Occorre considerare da che Paesi provengono. Sono digiuni anche della pratiche più banali, come prendere un carrello al supermercato, inserendo e recuperando la moneta, oppure avvisare chi li ospita se prelevano qualche capo d’abbigliamento per coprirsi o, infine, abbassare il volume della radio o della televisione se ci sono altri ospiti. Per questo – prosegue l’albergatore – non basta accoglierli e sfamarli per un tempo determinato: dobbiamo far sì che, oltre l’insegnamento dell’italiano e delle nozioni basilari di matematica, indispensabili se vogliono lavorare da noi o soltanto poter prendere la patente di guida, ci si adoperi ad inserirli a pieno titolo nel mondo occidentale, nella nostra società insomma, partendo dagli atteggiamenti e dai rapporti di ogni giorno».
Gli albergatori, chiaramente, fanno tutto ciò che possono ma, al di là dell’ostacolo della lingua, è la confidenza che i ragazzi prendono, inevitabilmente, con coloro che stanno al loro fianco tutti i giorni, ad impedire di superare, ad esempio, l’uso continuo – addirittura smodato, a volte – degli smartphone. «Siamo convinti – prosegue l’albergatore tabianese – che gli smartphone siano indispensabili a loro per poter comunicare con i familiari in patria ma, alla fine, ne diventano succubi e certo non aiuta il fatto che, alla prima ispezione fatta per accertare che i nostri ambienti siano idonei ad ospitare i migranti, la richiesta principale sia quella della connessione internet wi-fi. Abbiamo bisogno – continua l’albergatore – che gli enti responsabili si impegnino ad educare questi ragazzi, anche dal punto di vista psicologico: è essenziale che il tempo che trascorrono qui (da 10 a 13-14 mesi, ndr) in attesa dei documenti di viaggio sia impiegato per formarli ed integrarli veramente nella società cui chiedono aiuto».
A suffragio di questa affermazione, il fatto che, in uno dei tre alberghi tabianesi, due migranti siano stati assunti con il contratto “lavoro giovani” e tre di loro abbiano trovato un lavoro nel territorio, grazie anche ai Centri per l’impiego.
«Siamo grati al sindaco, alle forze dell’ordine e alla Prefettura, che si adoperano davvero tanto per questi ragazzi – dice l’albergatore – e, conoscendoli, siamo convinti che ci possano essere anche delle famiglie disposte ad accoglierli, tenendo conto che la maggior parte di loro, una volta avuti i documenti, se ne vanno. Sono bravi ragazzi – conclude l’albergatore – ma per integrarli veramente abbiamo bisogno di aiuto: devono spendere il loro tempo per imparare a vivere con noi».