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La fiaba nera di Ammaniti

«Anna», il nuovo romanzo dello scrittore romano

di Rita Guidi

22 ottobre 2015, 22:39

La fiaba nera di Ammaniti

La focalizzazione zero soffoca con cura ogni respiro. Quando affiora, timido, un barlume di normalità e di speranza, la voce narrante si premura di spegnerlo con un’urgenza precisa; come se il colpo di scena premesse la penna dell’autore, o come se il narrato sfuggisse, dispettoso, verso luoghi improvvisati della storia. E’ un orizzonte cupo, nonostante il sole e il mare di Sicilia, quello nel quale si muove «Anna» (Einaudi), la protagonista che dà il titolo all’ultimo romanzo di Niccolò Ammaniti. Un mondo apocalittico, falciato dal virus de «la rossa» che contagia (e uccide) chiunque oltrepassi la soglia della pubertà. Quel che resta è un mondo ‘under 14’, senza speranza e senza regole, perso nel buio della propria fragilità e di una realtà senza adulti, senza scampo, senza corrente elettrica. Un gioco mortale – simbolicamente debole – nel quale si muove appunto Anna, guardiana di se stessa, di ciò che resta della propria casa e del fratellino Astor, forte solo di un taccuino prezioso nel quale la madre ha trascritto un vademecum per la sopravvivenza, prima di soccombere.
Data la situazione, si converrà con lo stesso autore sulla già utilizzata definizione di ‘fiaba nera’, certo. Ma se non c’è nulla da eccepire sulla resa stilistica, non ci sembra opportuno l’accanirsi macabro su infiniti particolari. La descrizione minuziosa di cadaveri decomposti, l’uso molteplice e fantasioso di femori e di collane di ossa recuperati qua e là contemporaneamente alla ricerca di cibo, ci sembra soccombere alla deriva di certi film horror (rivoltanti, pulp) che tuttavia mietono parecchie ‘vittime’ tra il pubblico.
Una certa idea per un certo cinema, allora? Forse. Noi preferiamo pensarlo contraltare sordido di un’Anna fragilissima e forte della sua disperata purezza. Roccia tenerissima guidata da un filo di speranza in un futuro sbriciolato dal male. Anna perde e ritrova il fratellino rapito; Anna vince il buio di perversioni e superstizioni; Anna cammina sola, col breve conforto di un amico la cui età (preceduta dal capriccio del fato) sarà già una condanna. E col respiro affannoso di un cane: l’unico – per quanto pestato e provato - che non soccombe al delirio di morte. Con lui e il fratellino Anna va avanti, verso un domani che qualcuno dice che esiste. Del resto “questo è il nostro compito, questo è stato scritto nella nostra carne. Bisogna andare avanti”. Se ci sia speranza o no, ovviamente, il narratore no, questo non lo dice
Anna
di Niccolò Ammaniti
Einaudi, pag. 274,19,00

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