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lutto

Giuliano Ruzzi, il percussionista che amava l'afro e il latin-jazz

di Mara Varoli

24 ottobre 2015, 21:33

La «Charanga» era sua, una bella intuizione di un bravo musicista per altrettanti musicisti di talento. L'orchestra tributo al «Buena vista social club», che ha collezionato performance di successo ovunque, portava infatti la firma di Giuliano Ruzzi. Che nel tempo ha tenuto il ritmo per tanti altri gruppi, a cominciare dai Gianburrasta, dal trio spagnolo di Simone Valeo e da altre formazioni afro-funky, rock e tanto jazz.
Batterista e percussionista, Ruzzi è scomparso all'età di 48 anni per colpa di una malattia. Ma uno come lui che viveva per la famiglia, per la moglie Angela e per il figlio Alessandro, e per la musica non poteva mollare. E così è stato: «E' stato Giuliano a sconfiggere la malattia - dicono di lui -. Non si è mai lamentato e non si è mai seduto: ha sempre tenuto duro ed è stato un esempio per gli altri».
Classe '66, dopo la scuola Giuliano è andato a lavorare con papà Tino nel negozio di macelleria di via Cairoli angolo borgo del Correggio, fino a che nel 1987 si è trasferito nella macelleria storica di borgo XX Marzo con il fratello Mario e successivamente anche con la moglie Angela. Lavoro sì, ma la musica faceva parte di lui. «E' stato uno dei miei primissimi allievi - spiega il noto jazzista Sandro Ravasini -, da sempre dotato di un grandissimo talento per la batteria. Gli dicevo sempre di intraprendere la carriera da professionista tanto era bravo, ma lui ha sempre preferito mantenere il suo lavoro con equilibrio pur continuando a suonare. E con una serenità incredibile. Se io sono stato il suo maestro di batteria, lui è stato il mio maestro di vita: perché in questi ultimi due anni ha dimostrato a tutti di affrontare la malattia con una tranquillità e una forza che ci lasciava senza parole. Non ha mai smesso di suonare: l'ultimo concerto lo abbiamo fatto a Scurano il primo agosto scorso con la Confusion band».
E con quelle percussioni «vive, precise ed allegre» la sua musica è arrivata a molti, sul palco dei Gianburrasta e del Trio spagnolo di Simone Valeo: «Era un amico carissimo: una persona gentile, disponibile, prodiga di consigli e di entusiasmo - sottolinea il cantante Valeo -. Quando Giuliano suonava era una persona vera, proprio perché suonava con il cuore e riusciva ad esprimere tante emozioni. Insomma, faceva la differenza e non solo come musicista: tecnicamente molto bravo, era un ragazzo modesto, predisposto ad accompagnare e ad ascoltare, senza necessariamente mettersi in mostra. Non dimenticherò i nostri concerti, le prove nella sua sala musica e nemmeno le nostre chiacchierate».
Proprio là, nel suo rifugio, tra tanti strumenti, batterie, casse: in quella sala prove nella sua casa di Lentigione di Brescello dove Giuliano si ritirava per quei «viaggi» musicali senza confini e al di là delle etichette. «Abbiamo fatto anche un seminario insieme nel negozio dove lavoro, da Davoli - conclude l'amico Ivan Zaccarini, anche lui percussionista e batterista -. Una persona eccezionale dal punto di vista umano. E nel disco che uscirà il prossimo anno con il Rosez Trio in due brani le percussioni sono affidate a Giuliano. Ci tenevamo a fare qualcosa insieme. Ad avere una traccia sua che rimanesse. Insieme poi a Marco Pinardi stiamo organizzando per il mese di novembre un concerto alla sua memoria con tutte le persone che con lui hanno condiviso la musica». Giuliano ha lasciato la moglie Angela, il figlio Alessandro, il papà Tino, la mamma Franca, il fratello Mario e la cognata Annette.

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