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arte

Borghi, intrecci di materia e colori in tempesta

di Stefania Provinciali

25 ottobre 2015, 06:44

Borghi, intrecci di materia e colori  in tempesta

La pittura come alimento dell’anima. Alimento sublime che risponde all’urgenza dell’artista di dar voce alle più inattese suggestioni. «Navigo in un mare in tempesta ogni volta che dipingo. La terraferma la incontro appena mi allontano dal cavalletto»: le parole di Jean Fautrier che introducono il catalogo della mostra di Alfonso Borghi a Milano, alla Galleria San Carlo (fino al 4 novembre), ben rappresentano quel «fuoco» che alimenta l’anima, fatto in primo luogo di materia e di istinto, di ragione e di emozione. E forse nessuno, meglio di Fautrier, poteva e può rappresentare la forza dell’Informale, l’identificazione dell’artista con la propria opera mediante il gesto stesso del dipingere.
Questa nuova serie di opere realizzate da Borghi nel 2015 e raccolte sotto il titolo allusivo «La pittura, sublime alimento dell’anima» narrano una nuova storia, un nuovo momento visivo dentro le infinite potenzialità della materia e dei suoi colori, dentro il bisogno dell’artista e le sollecitazioni della pittura.
Il viaggio intrapreso si anima di differenti suggestioni, votate ora ad un paesaggio «Cammino per Chioggia» ora ad un sentimento «Un varco nel mio pensiero», ora ad un desiderio «Sedurre il sole più a lungo» ora all’ascolto di un dipinto «Omaggio a Sutherland», tra suggestioni letterarie dettate da Campana, Dickinson, Sanesi. Il cammino è complesso come gli intrecci di materia che fanno da supporto al pensiero, lo inducono ad esporsi, a comporsi in piani visivi, in colori allusivi. Dietro alla mano che agisce c’è la ragione che mai va dimenticata perché non è facile utilizzare solo gli umori intensi di un colore od il comporsi di trame aperte a solitarie esplorazioni per «parlare» al mondo, per dire ciò che l’occhio ha visto, l’animo ha colto, l’orecchio udito tra il fruscio di un pensiero.
Bisogna forse conoscere a fondo la pittura di Alfonso Borghi per avere la certezza che ogni traccia dipinta, ogni «parola» sottesa è frutto di un connubio che ha trovato equilibri espressivi e che mai può ripetersi come mai si ripetono le sensazioni dell’animo. Basta un nonnulla perché il sentire si tramuti in altro sentire, e dunque per l’artista in altra composizione di colori, in altra sovrapposizione di materia e materiali.
Il segreto sta lì, nel lasciarsi sollecitare da voci che echeggiano nella profondità dell’anima ed abbandonarsi in quel mare in tempesta dove razionale e irrazionale si compensano nelle scelte creative.
Sono oltre una ventina le tecniche miste su tela in mostra, di diverse dimensioni. Tutte si affidano ad una tavolozza ricca e completa che poggia di preferenza su di una base cromatica tesa a delineare lo svolgersi di una emozione che è in primo luogo colore: giallo per il «Giardino autunnale», rosso per «L’invetriata, mi lascia lascia nel cuore un suggello ardente», blu per «L’acqua e il vento», bianco per entrare «Nella memoria dell’anima». Suggestioni anche queste che si incontrano fra virtuosismi e percezioni visive e che si aprono alla comprensione nel momento stesso in cui lo sguardo penetra la materia, ricca di allusioni rivolte allo spettatore che nella materia stessa vedrà comporsi le proprie ed altrui sensazioni: «…come scrigni , entro i quali si alternano memorie, sogni, fugaci incantamenti» per riprendere le parole di Giovanni Faccenda in catalogo.