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IL TEST

Tucson, la Hyundai che fa tendenza

26 ottobre 2015, 18:15

di Lorenzo Centenari

In patria, il termine Hyundai significa «modernità». Sempre al passo coi tempi, anzi - a quanto pare - qualche anno avanti, il «made in Korea» raggiunge oggi la vecchia Europa sottoforma di un Suv talmente ispirato che ormai - anziché, come una volta, «copiare» dai prodotti locali - rischia in prima persona di essere copiato. Successo commerciale, quello ne aveva anche l'ix35, antenato che il pubblico congeda con la «standing ovation».

MULTITASKING Tucson «2.0» è progettato in filosofia col passato e non rappresenta una rivoluzione, tuttavia i rari interventi di facciata ne fanno un'auto ancor più sensuale e proporzionata, oltre che più funzionale all'atto pratico. La scelta di arretrare i montanti anteriori favorisce ad esempio la visibilità in curva, a sua volta la volumetria del bagagliaio (513 litri), benché raggiunta un filo a scapito dello spazio per i passeggeri di seconda fila, è all'altezza della mission «multitasking» che si prefigge la sorella minore della Santa Fe.

Si ammorbidisce anche la vita a bordo: una larga quota di plastica lascia ora il posto agli stessi raffinati materiali cui sono abituati i clienti della concorrenza «premium».

MOTORI Preferibilmente, al «bancone» lo sport utility sudcoreano ordina gasolio e «beve» responsabilmente: se non si altera, solo 6 litri ogni 100 km. Parliamo del 4 cilindri CRDi in formato 1.7 da 115 Cv (da 23.450 euro), un motore che - abbinato alla più leggera trazione singola, anziché alla 4WD - risulta adeguato a sostenere ogni genere di esercizio ginnico. Tucson mieterebbe vittime anche senza i soliti 5 anni di garanzia e assistenza stradale.

SECONDO NOI

PREGI

Design Forme audaci da moderno Suv di razza, piacevole a guardarsi

Piacere di guida Fisico imponente, comportamento “leggiadro”

DIFETTI

Abitabilità posteriore Lo scompartimento non è dei più capienti

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