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vescovo di bologna

Finisce l'era (record) di Caffarra, arriva Zuppi

Esponente dell'ala conservatrice, si è speso contro unioni gay

di Tommaso Romanin

27 ottobre 2015, 16:31

Finisce l'era (record) di Caffarra, arriva Zuppi

Con la nomina di Matteo Zuppi (Chi è il nuovo vescovo di Bologna, leggi), nuovo vescovo di Bologna, finisce dopo quasi dodici anni l’era di Carlo Caffarra sulla cattedra di San Petronio, di cui è stato il 111/o successore. Tra i punti di riferimento dell’ala conservatrice della Chiesa Cattolica, Caffarra va in pensione con il record di aver guidato la prima diocesi del mondo che ha ricevuto in eredità una multinazionale, la Faac di Zola Predosa.
Docente di teologia morale nato a Busseto, nel Parmense, lascia Bologna a 77 anni compiuti a giugno. Vescovo dal 1995, quando fu nominato pastore di Ferrara da Giovanni Paolo II, creato cardinale da Ratzinger nel febbraio 2006, era stato prorogato a Bologna da Bergoglio dopo le dimissioni, due estati fa. Da poco membro della Congregazione delle cause dei santi e fresco di una partecipazione attiva al Sinodo della Famiglia, ancora per due anni e mezzo sarà elettore in un eventuale conclave.
Vicino a Comunione e Liberazione, dopo essere stato prima allievo e poi collaboratore di don Giussani, nell’assemblea dei vescovi Caffarra si è sempre distinto come uno dei più convinti difensori della tradizione: recentemente suoi interventi sono stati pubblicati insieme a quelli di altri porporati, non certo progressisti, come Muller o Burke, in volumi usciti prima del Sinodo, che confutavano le aperture alla comunione dei divorziati-risposati.
Nella 'Bologna dei dirittì lo ricorderanno per le prese di posizione che spesso hanno dato valore nazionale a diatribe locali tra Chiesa e amministrazione, su famiglia, bioetica o sul rapporto Stato-Chiesa.
Tra le ultime occasioni di scontro la trascrizione delle nozze gay contratte all’estero, che l’arcidiocesi ha combattuto in quanto «forzatura della legge». Prima ancora c'era stato il referendum sui fondi comunali alle paritarie, con il richiamo al voto dei cattolici. Ed era il 2010 quando Caffarra disse che una legge regionale che equiparava, nell’accesso al welfare, le coppie di fatto ai coniugi, era «un attentato alle clausole di cittadinanza».
Nella città del primo circolo gay con una sede concessa dal Comune, parole mai morbide sono state pronunciate dall’arcivescovo sulla cosiddetta 'teoria del gender' ("una cataratta che impedisce di vedere lo splendore della differenza sessuale") e sulle unioni omosessuali. Chi ne riconosce il diritto, ha ribadito, «non è cattolico». E lo Stato, ha sostenuto in più occasioni «deve ignorarle». In un’intervista a Tempi dello scorso giugno ha individuato come causa di morte della civiltà europea la nobilitazione dell’omosessualità.
Nel rappresentare una figura di continuità con il suo predecessore, il cardinale Giacomo Biffi, di cui ha celebrato i funerali a luglio, Caffarra ne ha richiamato i toni, forse con minor ironia e maggior durezza, in alcune omelie per San Petronio o nei 'te deum' di fine anno. A queste occasioni pubbliche ha affidato il suo pensiero, mentre rarissimi sono stati i colloqui coi giornalisti, soppesate le dichiarazioni alla stampa. Bologna, non ha esitato dire il 31 dicembre 2014, è una città sempre più inquieta e disgregata», dove «sta prendendo dimora un diffuso malessere, sempre più pervasivo».