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Svolta a Bologna, arriva Zuppi "vescovo degli ultimi"

E' stato nominato nella diocesi di Bologna

27 ottobre 2015, 19:01

Per la Diocesi di Bologna è una piccola rivoluzione. La nomina, attesa, arrivata da papa Francesco che ha nominato monsignor Matteo Zuppi alla successione di Carlo Caffarra sulla cattedra di San Petronio, pare destinata a cambiare radicalmente il clima in Curia.
Zuppi, 60 anni, fino ad oggi vescovo ausiliare di Roma, assistente ecclesiastico della Comunità di Sant'Egidio, è considerato un esponente progressista della Chiesa e lo ha dimostrato fin dalle sue prime parole rivolte, con un messaggio, ai fedeli bolognesi, nel quale ha posto l’accento sul fatto che la Chiesa deve essere «di tutti, proprio di tutti, ma sempre particolarmente dei poveri», ha citato il Concilio Vaticano II, monsignor Oscar Romero e Giovanni XXIII.
Caffarra, 77 anni, che dall’insediamento di Zuppi si ritirerà a Villa Revedin, è considerato vicino a Comunione e Liberazione e si è sempre distinto come uno dei più convinti difensori della tradizione: recentemente suoi interventi sono stati pubblicati insieme a quelli di altri porporati, non certo progressisti, come Mueller o Burke, in volumi usciti prima del Sinodo, che confutavano le aperture alla comunione dei divorziati-risposati. Ed a Bologna si è distinto per le sue posizioni molto conservatrici, soprattutto sui temi della famiglia.
A capo di una diocesi al cui vescovo, da tradizione, è sempre stata assegnata la porpora cardinalizia, se ne va, insomma, un esponente le cui posizioni non sono certo state sovrapponibili con quelle del Papa e ne arriva uno che di Francesco non solo ha la stima, ma anche il linguaggio e la sensibilità su alcuni temi.
Ma, soprattutto, Caffarra, che è stato vescovo per dodici anni di Bologna, si inseriva in una tradizione intransigente della chiesa bolognese, il cui inizio può essere fatto risalire al 1968, quando Paolo VI rimosse il cardinal Giacomo Lercaro dopo un’omelia nella quale condannava i bombardamenti dei Vietnam e che con Zuppi potrebbe interrompersi.
Lo si deduce non solo dalla storia e della formazione personale, ma anche dalle prime parole che Zuppi ha rivolto alla sua diocesi: «Gesù non condanna ma usa misericordia. Senza ascolto e senza misericordia si finisce tristemente per vedere, certo sempre con tanto zelo per la religione, solo rovine e guai. Mi perdonerete all’inizio qualche inflessione romana. Ma c'è una parola che imparerò subito, perchè voi la pronunciate con un accento che mi ha sempre ricordato un tratto molto materno: 'teneressa'. E’ quella che chiedo alla Madonna di San Luca, perchè mi e ci protegga».
La nomina di Zuppi è significativa anche perchè la diocesi di Bologna ha un’altra particolarità: da qualche mese, infatti, è una delle più ricche del mondo. E’ infatti proprietaria della Faac, la multinazionale dei cancelli automatici, dopo averla ereditata dall’industriale Michelangelo Manini. La diocesi non ha voce in capitolo nella gestione dell’azienda, che è amministrata da un trust, ma è beneficiaria degli utili: un gruzzolo annuale da alcune decine di milioni di euro.