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editoriale

Ti-Bre: quel pasticciaccio brutto di Bologna

di Claudio Rinaldi

27 ottobre 2015, 11:25

Ti-Bre: quel pasticciaccio brutto   di Bologna

E’accaduto quello che si temeva: la Regione ha frenato sulla Ti-Bre. Una decisione anomala, mascherata dietro l’etichetta di «priorità 2». Che non vuole dire nulla, ma dà forza a un sospetto: la Regione Emilia Romagna ha ben poco interesse a far sì che quel tratto di cinque chilometri da Trecasali al Po sia realizzato. Non è dato sapere se abbiano avuto un peso i tentennamenti di molti amministratori del Parmense, che hanno avversato – chi da subito, chi nelle ultime ore – un’opera di cui si parla dagli anni Settanta del secolo scorso. E’ da allora, quasi mezzo secolo fa, che si sottolinea l’utilità dell’infrastruttura. Domenica scorsa, per l’ennesima volta, la «Gazzetta» ha spiegato ai lettori cos’è la Ti-Bre e perché sarebbe preziosa per collegare il Tirreno al Brennero, attraversando e valorizzando ancora una volta il Parmense.
Al secondo lotto della Ti-Bre, che costerebbe 300 milioni, vengono preferiti la bretella Campogalliano-Sassuolo (che ne costa 506), la variante alla SS16 di Rimini (600 milioni), gli interventi stradali e ferroviari per potenziare la viabilità intorno al porto di Ravenna (190 milioni) e tanti, tantissimi altri interventi.
Sarà contento il consigliere regionale parmigiano Massimo Iotti, del Pd, che ha avversato la Ti-Bre più o meno esplicitamente. Nulla di personale contro di lui, per carità: anche se suona abbastanza strano che un consigliere eletto a Parma remi contro un’opera che la sua città aspetta da tanto tempo e che è così importante per il futuro di tantissimi parmigiani. E’ in buona compagnia, peraltro. E purtroppo.
La Regione, nel comunicato che sintetizza le decisioni prese ieri dalla giunta, sottolinea di aver lavorato «ascoltando anche i territori». Forse i territori di Modena e della Romagna hanno parlato più forte, visto che hanno ottenuto molto di più.