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'Ndrangheta

"Aemilia", sequestro da 30 milioni a due imprenditori

Operazione tra Parma, Reggio, Aosta e Crotone

30 ottobre 2015, 10:52

Nuovo sequestro di beni a carico dei fratelli imprenditori modenesi di origine calabrese Palmo e Giuseppe Vertinelli, coinvolti nel processo di 'ndrangheta 'Aemilia" e attualmente in carcere. Il provvedimento, per circa 30 milioni, è in corso di esecuzione da parte dei carabinieri del Ros e dei comandi di Reggio Emilia, Parma, Crotone, Aosta e Verona. E’ stato emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Reggio Emilia, su richiesta della Dda di Bologna. 

 I due fratelli erano stati arrestati a fine gennaio quando scattò la prima ondata di misure, poi liberati dal tribunale del Riesame, e nuovamente sottoposti a custodia cautelare in carcere il 3 settembre, su ordinanza del Gip. Rispondono, nel processo appena cominciato con udienza preliminare per 240 imputati, di associazione mafiosa, riciclaggio e intestazione fittizia di beni. La nuova misura di prevenzione patrimoniale ha interessato, oltre alla società 'Sime Srl' di Verona, altre 11 aziende, 71 immobili, 22 autoveicoli e diversi rapporti bancari e finanziari.
Il provvedimento, che integra sequestri già disposti, va a colpire il patrimonio di due persone ritenute emanazione imprenditoriale del sodalizio di matrice 'ndranghetistica attivo sul territorio emiliano e operante anche in Calabria, ma capace di un’autonoma e localizzata forza di intimidazione con epicentro a Reggio Emilia e collegato alla Cosca Grande Aracri.
Dalle indagini sarebbe emerso il rapporto funzionale tra il boss Nicolino Grande Aracri e gli imprenditori, asserviti al programma di affari della Cosca e ai suoi obiettivi di infiltrazione nel sistema economico emiliano, calabrese, veneto e con propaggini in Val D’Aosta. Sono quindi state individuate le ricchezze accumulate attraverso prestanome, con meccanismi di intestazione fittizia e titolarità occulta, per reimpiegare i capitali accumulati dai 'reati finè dell’associazione, nonchè provviste direttamente riconducibili allo stesso Grande Aracri.
Inoltre, nonostante i sequestri già subiti, i Vertinelli avrebbero ripreso le attività intestando ad un giovane prestanome la 'Sime Srl', fissandone la sede a Verona, per sottrarsi all’attenzione investigativa in Emilia-Romagna. Nella 'Simè erano stati trasferiti i sub-appalti in precedenza assegnati alle società già sequestrate, conservando così il 'patrimonio realè.