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Buco dell'ozono da record: 28 mln km quadrati

Nasa, mai così grande a ottobre. Esperti Onu, nessun allarme

30 ottobre 2015, 20:38

Buco dell'ozono da record: 28 mln km quadrati

Il buco dell’ozono torna a far parlare di sè. Dopo anni di progressi, nel 2015 la falla nello strato che protegge il Pianeta dai raggi nocivi del sole ha toccato una grandezza massima di 28,2 chilometri quadrati - più di Europa, Usa e Brasile messi insieme - rispetto ai 24,1 milioni del 2014. Il picco nei cieli dell’Antartide si è registrato il 2 ottobre, più tardi rispetto agli altri anni. Non si era mai verificata un’ampiezza così elevata in ottobre, evidenziano gli esperti, secondo cui tuttavia non c'è da allarmarsi anche se occorre restare vigili.



Stando ai dati diffusi dalla Nasa, nei trenta giorni di massima estensione il buco dell’ozono antartico si è attestato su una grandezza media di 26,9 milioni di km quadrati, un dato inferiore solo a quelli registrati nel 2000 e nel 2006. Il picco di 28,2 milioni di km quadrati, invece, colloca il 2015 al quarto posto per superficie massima raggiunta.
«Anche se l’attuale buco dell’ozono è più grande rispetto agli ultimi anni, ciò è coerente con le nostre conoscenze sulla chimica della riduzione dell’ozono, ed è coerente con le condizioni meteo più fredde del solito nella stratosfera terrestre, che favoriscono il fenomeno», ha spiegato Paul A. Newman della Nasa. In sostanza, nulla di anomalo.
Dello stesso avviso l’Organizzazione mondiale della meteorologia (Wmo) delle Nazioni Unite. Il dato «dimostra che il problema del buco dell’ozono è ancora con noi e che dobbiamo restare vigili, ma non c'è motivo per allarmarsi eccessivamente», ha detto Geir Braathen del Wmo. La prevista ripresa a lungo termine dello strato di ozono non è in discussione: «Un recupero sostanziale è atteso per la metà di questo secolo, anche se sopra l’Antartide avverrà più in là, probabilmente intorno al 2070».
Nel 2070, spiega l’agenzia federale Usa per la meteorologia (Noaa), l’ozono stratosferico dovrebbe tornare ai livelli del 1980, riprendendosi almeno in parte dai danni causati dall’uomo con le emissioni di gas cloro e bromo. Se ciò avverrà, sarà merito del protocollo di Montreal, il trattato internazionale siglato nel 1987, che ha bandito l’uso dei clorofluorocarburi impiegati nei refrigeranti e del bromoclorodifluorometano presente fino a un paio di decenni fa negli estintori. Una decisione necessaria: lo strato di ozono, infatti, è lo scudo della Terra contro i raggi ultravioletti, che possono causare tumori della pelle, cataratta (prima causa di cecità nel mondo secondo l’Oms) e l’indebolimento del sistema immunitario.