Archivio

storia

Cittadella 1950, negozi pieni di e allegria

di Lorenzo Sartorio

30 ottobre 2015, 18:45

Cittadella 1950, negozi pieni di e allegria

Ogni quartiere, ogni strada, ogni borgo, specie una volta, erano mondi piccoli di umanità ed amicizia. Ora un po' meno, ma sarebbe troppo arduo andarne a scovare le cause. All’ombra della Cittadella, negli anni cinquanta-sessanta, i negozi che si affacciavano sulle varie strade vegliate dalla fortezza farnesiana non erano molti ma però erano frequentatissimi dai residenti anche perché i supermercati, per la gente di allora, erano una cosa americana, troppo lontana dalla mentalità del tempo. Nelle città italiane, compresa la nostra, funzionavano quei negozietti dove la gente, oltre fare spesa, poteva scambiare due chiacchiere. Il cronista, provando a fare un notevole sforzo mnemonico, senza avere la pretesa di ricordarli tutti poiché, di anni, ne sono passati tanti, ha provato a riprodurre a grandi linee lo spartano assetto merceologico della zona, allora non ancora quartiere residenziale, ma elegante periferia che, circondata dal verde dei campi, stava man mano crescendo. In via Racagni, proprio all’angolo con viale Martiri della Libertà, inserito nelle mitiche «Case Rosse», era ubicato il negozio di alimentari- drogheria di Alcide Fava.

Fava era un personaggio straordinario, originale, estroso ma buono come il pane che vendeva. Un bottegaio vecchio stile che sapeva distinguere al fiuto salumi formaggi. Al suo fianco, alla cassa, la moglie Corinna e la fedelissima commessa Tina che, in seguito, rilevò il negozio con il nipote Franco Savi un gagliardo montanaro di Vigolone patito per la caccia ed i funghi. Da Alcide, oltre i salumi di ottima qualità, si potevano acquistare dalla pasta al riso sciolti, alle candele, perborato, flit, lucido da scarpe. Insomma di tutto. Ed, in inverno, non mancava mai, sui gradini del negozio, una bacinella bianca dove erano immersi tranci di merluzzo. Sempre in via Racagni, il negozio del «frutaról» Luigi Tortini, un brav’uomo della nostra bassa che, con la moglie Nives, esponeva frutta e verdura in coloratissime composizioni arcimboldesche. A fianco del negozio di Tortini, la «Latteria 45», regno dei ragazzi di quell’epoca golosissimi dei cremini della «Ferrero» con le figurine di Walt Disney, «bif», ossia i ghiaccioli ai vari sapori, chewing gum a forma di pallina, mentini variopinti ed i cremifrutto «Althea» con i francobolli da collezione. A gestire la latteria il paziente Adelchi Mori e la moglie Graziella ai quali subentrò una brava famiglia di origini piacentine ed infine il mitico Donnino Fattori e la moglie Celestina. Era un classico incrociare ad orari stabiliti il buon Adelchi, a cavallo del suo triciclo con il cassettone ligneo bianco, mentre recapitava il latte a casa dei clienti: bottiglia con capsula di stagnola bianca, latte normale, gialla, latte grasso e verde, magro. Ed era veramente straordinario il garbo con il quale i lattai, sia Mori prima che Fattori dopo, si rivolgevano alla gente. Al termine della strada, il bar- latteria-gelateria Sartori, mentre i negozi, sempre a ridosso di via Racagni, che avevano l’ingresso in viale Ducale Alessandro, erano la polleria di Franco Morini, il pollivendolo melomane che, nel tempo di Natale, abbelliva la sua bottega con capponi gialli come la polenta. Una polleria, quella di Morini, affiancato dalla graziosa consorte, che incontrò molto, non solo per la simpatia dei titolari, ma anche per l’ottima qualità della merce. Anche se a quei tempi molte case del quartiere, nel giardino, prevedevano un bel pollaio, primo fra tutti quello di Paradisi, il custode della «Raquette», con i suoi giganteschi «pit», galline, galli e conigli. E poi la macelleria equina di Domenico. Poco distante, il macellaio Bruno Busani, campione italiano di ping-pong, che si avvaleva della collaborazione delle gentilissima consorte alla cassa. Accanto alla macelleria di Bruno, il negozio di alimentari di Gino Soliani, un brav’uomo sempre con la vestaglia grigia, tifosissimo del Parma, il quale, ai suoi commessi, regalava un abbonamento per seguire le partite dei crociati al «Tardini». A Soliani subentrarono, nel tempo, due giovani che proseguirono nel migliore dei modi l’antica tradizione del buon Gino con salumi di eccellente qualità. A fianco della salumeria Soliani, il negozio di frutta e verdura di Pietro, uomo del sud simpatico e disponibile.

Sempre in viale Duca Alessandro, la «Lavanderia Americana» dove lavorava Luigina Tedeschi mamma di William che diventò un famoso armonicista e la profumeria Buia gestita da una signora dai modi affabili e cortesi. In via Viotti, l’instancabile Marisa, l’ortolana, che si avvaleva di un forzuto garzone, buono come il pane, «Francone», sempre a cavallo di una corazzata bici stracarica di cassette legate da nastri di vecchie camere d’aria ed il negozio di alimentari Fochi, all’interno del quale operavano il titolare, la moglie ed il figlio mentre il loro commesso era il gentile e raffinato Silvano Mainotti che, indossando una giacca tipo coloniale, era sempre in sella alla sua biciclettona carica di pacchi. E come non citare il simpaticissimo calzolaio Afro Ceccherini. «Cibàch» del quartiere, prima con baracchino di legno e poi con negozio sempre in via Viotti? Un uomo di una simpatia unica, Afro, un parmigiano del sasso, un comunista rosso fuoco, un grande idealista. Forse uno degli ultimi che credette nel paradiso sovietico e nella «falce e martello». Un personaggio che sarebbe stato molto caro a Giovannino Guareschi che amava le persone semplici ed oneste. A fare visita ad Afro nella sua bottega, alcuni parmigiani del sasso come lui fra i quali l’indimenticato Italo Maccanelli, gloria crociata anni trenta nonché amatissimo personaggio del calcio parmigiano e gran galantuomo. Sempre in via Viotti vi era anche un forno, dove lavorava il bravo fornaio Primo Martinelli, che tutta la notte spandeva un delizioso profumo di pane che si mescolava a quello del latte della vicina «Centrale» di via Torelli. In viale delle Rimembranze, i negozi erano due: uno dalla saracinesca deformata e sempre abbassata che sembra fosse stato di un calzolaio che chiuse bottega durante la guerra e la salumeria Del Bono con un prosciutto da favola. In viale Solferino, lo storico forno Scaccaglia», il salumiere Emilio Cavazzini, elegante e forbito, affiancato dalla moglie Tina e la «Farmacia Romano». Alcuni di questi negozi sono rimasti, ovviamente con titolari diversi altri, invece, hanno chiuso i battenti. Resta comunque il ricordo di quei piccoli anfratti di umanità dove l’acquistare, il pane, il prosciutto, il latte, i radicchi o farsi risuolare le scarpe non era solo un semplice atto quotidiano, ma si tramutava, il più delle volte, in momento di amicizia, solidarietà e calore umano. Cose ormai sparite.