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LA STORIA

Ignazio: «Dall'Etna al Po, la mia vita in un libro dedicato a chi soffre»

Il ricavato verrà devoluto all'associazione «Verso il sereno»

di Ilaria Moretti

30 ottobre 2015, 20:56

Ignazio: «Dall'Etna al Po, la mia vita in un libro dedicato a chi soffre»

E’ la mia vita», scrive Ignazio. Oggi, però, quella vita è un po’ di tutti: di tutti gli amici che si sono portati a casa una copia della sua autobiografia. Le offerte raccolte grazie a questo piccolo grande libro, Ignazio Roggio, 67 anni, ex vigile, le devolverà a «Verso il sereno», associazione di donne e uomini in prima linea nell’aiutare i malati dell’oncologia.
«Ho avuto un tumore – racconta – e quando ero ricoverato mi tenevano compagnia, mi incoraggiavano a non mollare. Il mio libro è stato un modo per dire grazie a loro e a tutti quelli che mi sono stati vicini. Avrei potuto fare direttamente una donazione ma mi piaceva lasciare qualcosa di me». Anche perché Ignazio di cose da raccontare ne aveva parecchie: la partenza dalla Sicilia, l’arrivo a Parma, i mille mestieri fino alla divisa da vigile, la passione per il canto, i trascorsi da arbitro, l’incontro, più o meno casuale, con i personaggi dello spettacolo, tra cui quello davvero spettacolare con Pavarotti.
Tanti i ricordi fatti rivivere con le parole e soprattutto con le foto, in questa storia che Ignazio ha voluto intitolare «Dall’Etna al Po» (la prefazione è dell’amico Roberto Ghirardi).
«Sono partito da Catania nel ‘69 in cerca di fortuna – racconta -. L’arrivo a Parma non è stato facile. Vivevo in un sottotetto, senza riscaldamento, i vetri erano rotti e rappezzati con della plastica, dormivo sul letto ma dentro un sacco a pelo e con la cuffia in testa per il freddo. La doccia la facevo ai bagni pubblici di via Saffi e via Bixio». Ignazio però non molla e cambia mille mestieri.
«Prima c’è stata la pescheria in via Borghesi, poi la latteria, quindi sono stato ferroviere, necroforo, impiegato, operaio». Nel suo curriculum non manca un passaggio all’Intendenza di finanza, fino al concorso per entrare nella municipale «dove sono rimasto dal 1984 fino alla pensione, nel 2007. Oggi il mio cuore è diviso in due: la terra natale non si scorda, ma ormai sono anche di Parma, qui ho una famiglia eccezionale».
Nel corso degli anni fa mille cose: appassionato di calcio, è arbitro nelle serie minori e dirige anche una partita del cuore con la nazionale cantanti impegnata al Tardini.
«Usavo lo stesso fischietto sia per fare il vigile che per fare l’arbitro». Mai problemi su nessuno dei due campi: «Con la gente bisogna saper dialogare».
Ignazio ama anche il canto: sale sul palco ai matrimoni, fa l’operetta, ha un gruppo di liscio. E, partecipando a concorsi e trasmissioni, a volte esibendosi altre tra il pubblico, incontra tantissimi personaggi dello spettacolo: da Corrado a Pippo Baudo.
«Siccome cantavo, era bello potermi confrontare con loro». Di episodi da citare ne ha una valanga: «La Littizzetto? Simpaticissima, mi ha abbracciato e mi ha detto: stringimi bel moretto».
Pavarotti? L’ho incontrato in pizzeria a Parma: ha voluto fare una foto con il mio berretto e la radio da vigile. Tutto il mondo era ai suoi piedi e lui si comportava come una persona normale. Proietti? Sono stato a cena con lui grazie a un amico che lavora in Rai: ha preso la chitarra e ha iniziato con gli stornelli romani». A colpire Ignazio anche Cocciante: «Mi ha detto: non mollare il canto, perché ti dà la voglia di vivere».
«E io – aggiunge – che la vita è bella l’ho sempre saputo ma nel momento della difficoltà l’ho capito ancora di più». E su questo sfondo di grande bellezza non ha voluto che mancasse la solidarietà: è infatti anche volontario Auser. «Lo faccio perché mi piace il contatto con gli anziani - sottolinea - mi ricordano mia nonna Angela, la donna che mi ha insegnato a cucinare, a cucire, a stirare». E forse ha fatto di lui l’uomo dalle mille risorse.