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Mustang - Duro film di Erguven sulla Turchia più arcaica e arretrata

Donne oppresse, orrore e denuncia

di Filiberto Molossi

31 ottobre 2015, 19:26

Mustang  - Duro film di Erguven sulla Turchia più arcaica e arretrata

«Ci faranno a pezzi». «Che lo facessero: almeno sarà successo qualcosa». Questo è un film pieno di grate, e di cancelli, e di porte chiuse a chiave: di divieti, di regole, di abusi. Ma anche di fughe dalle finestre, di rifiuti, di coraggio: che se non lo sai la «rivoluzione» a volte si fa anche andando a vedere una partita di pallone. Nella Turchia delle mille e una contraddizione, Paese a metà sempre in bilico tra Oriente e Occidente, passato e futuro, rito e modernizzazione, un film disubbidiente dove «Piccole donne» incontra «Il giardino delle vergini suicide»: dando vita a un affresco sincero, spontaneo e vitalissimo sulla condizione femminile al tempo (immobile) dell'Islam, ma anche di una società patriarcale e ultra maschilista sorpassata ma non cancellata dalla Storia. Pieno di energia sin dall'inizio (bello quel bagno nel mare, innocente e felice casus belli che scatena una inimmaginabile reazione a catena), «Mustang», emblematica opera prima di Deniz Gamze Ergüven, che l'ha scritta di getto insieme a Alice Winocour, è un appassionato grido di libertà che si carica sulle spalle la leggerezza e l'entusiasmo dell'adolescenza come la penosa, tragica, soffocante gravità di tradizioni centenarie. In un arcaico villaggio sul Mar Nero cinque sorelle adolescenti, rimaste orfane, vengono cresciute dalla nonna e dallo zio. Un gioco con i compagni per festeggiare la fine della scuola le mette in cattiva luce davanti alla comunità: bisogna porre rimedio. La casa si trasforma in un carcere di massima sicurezza, le passeggiate con gli amici vengono sostituite da più edificanti corsi di cucina, i jeans lasciano il posto a «vestiti color merda» senza forma. Da lì ai matrimoni combinati il passo sarà breve... Vibrante, potente nella sua lotta (sempre sospesa tra ironia e dramma) al pregiudizio, nel ribellarsi a un sistema repressivo che distrugge la volontà individuale della donna e ne nasconde (come se la femminilità fosse un peccato originale) il corpo, il film della Ergüven, chiamata - lei che è nata a Ankara - a rappresentare la Francia nella corsa agli Oscar, inneggia non banalmente alla sorellanza e, raccontato dall'impertinente voce off della ragazzina più piccola, spezza le catene della «misoginia di Stato», lasciando che il vento si infili nei capelli delle sue protagoniste (tutte bravissime) mentre la prima alba sul Bosforo è dolce come la carezza che ti sveglia.
Giudizio: 4 su 5

SCHEDA
REGIA: DENIZ GAMZE ERGUVEN
SCENEGGIATURA: DENIZ GAMZE ERGUVEN E ALICE WINOCOUR
FOTOGRAFIA: DAVID CHIZALLET E ERSIN GOK
INTERPRETI: GUNES SENSOY, DOGA ZEYNEP DOGUSLU, ELIT ISCAN, TUGBA SUNGUROGLU, ILAYDA AKDOGAN
Fra/Ger/Tur/Qat 2015, colore, 1 h e 37'
GENERE: DRAMMATICO
DOVE: EDISON

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