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previdenza

Opzione donna: pensione a 57 anni solo nel 2015

di Patrizia Ginepri

31 ottobre 2015, 19:47

Opzione donna: pensione a 57 anni solo nel 2015

Con l’estensione di «opzione donna» (il regime di tipo sperimentale introdotto nel 2004 che consente alle lavoratrici di andare in pensione anticipatamente, ma con le regole di calcolo del sistema contributivo) «l’Inps stima che ci saranno altre 36 mila lavoratrici interessate». A dichiararlo è stato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, spiegando che la misura inserita in legge di Stabilità «consente di maturare i requisiti (attualmente 35 anni di contributi e 57 o 58 anni e tre mesi di età, ndr) anche per il 2015» con decorrenza quindi dal 2016.
Secondo le elaborazioni che accompagnano il Ddl, si tratterebbe una vera e propria fuga di massa verso la pensione, nonostante il calcolo dell'assegno sia solo contributivo, che tradotto significa il taglio di un buon 30%. E fin qui le statistiche.
«La legge di stabilità conferma il diritto al pensionamento, come previsto dalla legge Maroni 243 del 2004, a quelle donne che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2015 - spiega la parlamentare parmigiana del Pd Patrizia Maestri - escludendo coloro che, pur avendo maturato i 35 anni di contribuzione, acquisiscono il requisito anagrafico (57 anni se dipendenti e 58 se autonome) nel quarto trimestre 2015. Già la conferma di quanto la legge 243 prevedeva in origine è un risultato importante e non scontato, frutto di una battaglia che da molti mesi abbiamo condotto, in particolare, noi deputate Pd. Ora si tratta di correggere l’esclusione che rimarrebbe per le nate tra ottobre e dicembre. Sono stati già predisposti alcuni emendamenti che stiamo condividendo con i colleghi e le colleghe della commissione Lavoro del Senato, dove la Legge di Stabilità sta iniziando il suo iter». E per i prossimi anni?
«Nella legge di stabilità il governo ha stanziato una copertura di circa 2 miliardi per “opzione donna” - precisa la Maestri - calcolando un numero di richiedenti molto alto ma che probabilmente risulterà inferiore. La proroga al 2018 al momento appare improbabile. Tuttavia è la stessa legge 243 a prevedere che al 31 dicembre 2015 il governo verifica i risultati della sperimentazione, al fine di una sua eventuale prosecuzione. Quella sarà la sede per tirare le somme sull’efficacia di questa misura e, auspico, valutarne la riproposizione per il futuro». Sul diritto alla pensione si fanno molte ipotesi, alcune anche utopistiche.
«Il ministro Poletti ha annunciato che nel 2016 il governo affronterà il tema della flessibilità in uscita - sottolinea la Maestri -. All'interno della commissione lavoro della Camera sono state incardinate diverse proposte di legge, per il Pd a prima firma Damiano, che introducono la possibilità di anticipare l’età pensionabile a fronte di una penalizzazione che, sulla base delle valutazioni fin qui svolte, si applicherebbe ai lavoratori con almeno 62 anni. Sulla necessità di superare l’eccessiva rigidità introdotta dalla legge Fornero vi è una generale condivisione, si tratterà ora di verificare con il contributo dei dati che fornirà l’Inps quali possano essere le soluzioni più adeguate ad un problema molto serio e concreto che riguarda migliaia di uomini e donne che, a normativa vigente, non potrebbero andare in pensione prima dei 67 anni. Una questione che riguarda anche tanti giovani disoccupati in attesa di occupazione. L’obiettivo della flessibilità non è infatti solo quello di far uscire persone dal mercato del lavoro, ma soprattutto quello di farne entrare delle nuove. E’ una necessità condivisa e ribadita più volte anche dal mondo dell’impresa».
Intanto, nell'attesa di capire come si orienterà il governo, il prossimo anno ci sarà un ulteriore scalino per le donne del settore privato che aspirano alla pensione: i 63 anni e 9 mesi diventeranno 65 e 7 mesi per le lavoratrici dipendenti, mentre per le autonome si passerà da 64 anni e 9 mesi a 66 anni e un mese.