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Pellè, da riserva nel Parma a punta in nazionale

31 ottobre 2015, 15:26

Pellè, da riserva nel Parma a punta in nazionale

Da riserva del Parma ad attaccante della Nazionale in quattro anni. E’ la storia di Graziano Pellè, che dopo i gol in Olanda si è confermato anche in Premier League, guadagnandosi la fiducia di Antonio Conte. "Ho sempre creduto nelle mie qualità ma una cosa è pensare di essere bravo, un’altra dimostrarlo - racconta in un’intervista al 'Guardian' - Ero un buon giocatore ma non ero concreto. Il mio agente mi ha aiutato molto, mi ha detto che non ero abbastanza 'affamatò per avere successo. E siccome sono una persona orgogliosa e quelle parole mi hanno toccato, mi sono detto: 'ok, adesso ti dimostrerò quanto valgò. Ma anche la mia famiglia è stata importante e quando non giocavo molto non era bello vedere mio padre non felice. Sapevo che avevo delle qualità e non voleva che sprecassi il duro lavoro che aveva fatto per mantenermi". La svolta è l’incontro a Ibiza col figlio di Ronald Koeman, all’epoca allenatore del Feyenoord e con cui aveva già lavorato all’Az Alkmaar, poi il ritorno in Olanda nel 2012 e l’esplosione. "Mi ha dato tantissima fiducia, mi ha fatto giocare anche quando forse non lo meritavo perchè sapeva che avevo bisogno di tempo dopo un periodo in cui non giocavo spesso - dice di Koeman - Mi ha dato l’occasione giusta per diventare l’attaccante titolare. E oggi gli dico sempre che se allena il Southampton è perchè ho segnato 60 gol al Feyenoord", sorride. Anche in Premier Pellè non ha smesso di segnare. "Qui non siamo a Manchester dove dopo una brutta partita tutti parlano e dicono la loro. Arrivo dall’Italia, dove hai la pressione addosso, ma qui è tutto più rilassato, hai la sensazione che dipende solo da noi fare bene perchè chi è attorno ci dà tutto quello di cui abbiamo bisogno. Oggi sono più maturo e so cosa voglio". 
E cioè ripagare la fiducia di Koeman e del Southampton. "Se gioco male ma segno un gol, il giorno dopo sono comunque in prima pagina, è il lato positivo dell’essere attaccante. Ma se gioco bene e non segno, allora diranno che ho fatto male. Un attaccante deve segnare, magari non devo per forza fare 30 gol a stagione ma essendo un attaccante, se in una partita non segno o non faccio un assist, mi rode perchè sono ambizioso". In Inghilterra "tutte le partite sono dure, non importa l’avversario. Se in Eredivisie ogni tanto potevo rilassarmi, qui è diverso, tutti i giocatori sono molto competitivi", confessa Pellè, ormai entrato nel giro azzurro a coronamento di un sogno che nasce molto tempo fa. "C'è stato un momento in cui non stavo facendo bene e non giocavo nemmeno tanto e stavo guardando l’Italia vincere i Mondiali e mi dicevo: 'perchè non posso esserci pure io?'. Ma sapevo che se avessi continuato a non giocare e a non fare bene, non sarebbe successo mai. Poi, però, ho cominciato a fare bene, sono arrivato in Inghilterra e ho pensato: 'posso far parte della Nazionalè. E il ct mi ha dato la chance di giocare, ho fatto bene la maggior parte delle volte e ora provo a tenermi stretta la maglia azzurra. E' una sensazione fantastica". 

E cioè ripagare la fiducia di Koeman e del Southampton. "Se gioco male ma segno un gol, il giorno dopo sono comunque in prima pagina, è il lato positivo dell’essere attaccante. Ma se gioco bene e non segno, allora diranno che ho fatto male. Un attaccante deve segnare, magari non devo per forza fare 30 gol a stagione ma essendo un attaccante, se in una partita non segno o non faccio un assist, mi rode perchè sono ambizioso". In Inghilterra "tutte le partite sono dure, non importa l’avversario. Se in Eredivisie ogni tanto potevo rilassarmi, qui è diverso, tutti i giocatori sono molto competitivi", confessa Pellè, ormai entrato nel giro azzurro a coronamento di un sogno che nasce molto tempo fa. "C'è stato un momento in cui non stavo facendo bene e non giocavo nemmeno tanto e stavo guardando l’Italia vincere i Mondiali e mi dicevo: 'perchè non posso esserci pure io?'. Ma sapevo che se avessi continuato a non giocare e a non fare bene, non sarebbe successo mai. Poi, però, ho cominciato a fare bene, sono arrivato in Inghilterra e ho pensato: 'posso far parte della Nazionalè. E il ct mi ha dato la chance di giocare, ho fatto bene la maggior parte delle volte e ora provo a tenermi stretta la maglia azzurra. E' una sensazione fantastica".

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