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Settimana scientifica 2015: il Ministero sceglie il Rondani

di Ilaria Moretti

31 ottobre 2015, 21:32

Settimana scientifica 2015: il Ministero sceglie il Rondani

Chi l’ha detto che la scienza non è un «gioco da ragazzi»? Perché, passateci il termine gioco, ma chi più di un giovanissimo può avere fame di sapere?
Certo, per saziare quella fame bisogna trovare gli ingredienti giusti e a stilare la sua personalissima ricetta ci ha pensato l’istituto per geometri Rondani che nei giorni scorsi ha avuto la soddisfazione di vedere un proprio progetto ad hoc riconosciuto dal ministero.
«Il progetto - spiega il referente Giancarlo Barezzi, insegnante di fisica - è stato realizzato nell’ambito della Settimana scientifica 2015. Abbiamo partecipato al bando e alla fine la nostra proposta è stata pubblicata sul sito del ministero: siamo stati gli unici a Parma e in due in tutta l’Emilia Romagna, oltre a noi una scuola di Ferrara». Il progetto prevedeva di aprire per due pomeriggi i laboratori di chimica, fisica e cad (disegno) del Rondani agli studenti delle medie: «Un modo per dare ai ragazzi la possibilità di sperimentare - sottolinea il prof - e al tempo stesso di conoscere strutture che rappresentano dei veri e propri punti di forza del nostro istituto».
Del resto il Rondani al contatto con i giovanissimi delle medie è già abituato come testimoniano gli incontri dedicati all’orientamento: «Questi ragazzi si appassionano, spesso li ho rivisti l’anno dopo perché scelgono di iscriversi nella nostra scuola. Con loro si cerca di rendere la scienza qualcosa di piacevole senza però banalizzarla».
Ma al di là dei contatti con le (possibili) future leve, al Rondani si cerca di nutrire le menti di chi la scuola la sta già frequentando: «L’intento è quello di educare alla scienza. Nell’ambito di un progetto interno, ogni anno porto le seconde a visitare dei laboratori: siamo stati anche al Cern di Ginevra. Con le prime invece andiamo nei musei, sempre interattivi». Non si tratta di gite, dunque, ma di veri e propri viaggi di istruzione: «La cosa bella - sottolinea - è che le classi vengono al completo, neanche uno resta a casa. Anche le famiglie ne riconoscono l’importanza. D’altronde queste sono esperienze che si possono fare solo come ricercatori o in veste di studenti». La reazione dei ragazzi? «Restano sempre affascinati ed entusiasti, una volta tornati a casa ne parlano con i loro genitori». E anche questa, alla fine, è una piccola grande trasmissione del sapere. Non si stanca di ripeterlo, l’insegnante: «L’attenzione della nostra scuola nei confronti della scienza pura è alta. Anche i ragazzi hanno capito che se impari il metodo scientifico sei facilitato nell’applicazione». E così, piccoli amanti del laboratorio crescono. E se non diventeranno ricercatori avranno comunque un bagaglio di conoscenze che li accompagnerà per sempre.