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DIBATTITO

«Dalla Uno bianca al G8: i miei 40 anni nella Digos»

Affollato incontro al circolo "Giovane Italia": Luigi Notari ha presentato il suo libro «Al di sotto della legge»

di Chiara Pozzati

01 novembre 2015, 22:06

«Dalla Uno bianca al G8: i miei 40 anni nella Digos»

La Polizia di Stato? «Un’istituzione del welfare che deve puntare sulla conoscenza del territorio, dei cittadini. Gli uomini in divisa devono penetrare gli ambienti, non spiando, ma attraverso il rapporto di fiducia con la comunità. D’accordo le intercettazioni, ma bisogna andare oltre. I problemi non si risolvono con le ronde, perché non tutti possono fare i poliziotti, così come non possono fare i medici. Per un vero cambiamento occorre rilanciare la politica». Così Luigi Notari, uno «sbirro» fino all’osso, svela il mondo che gravita dietro il distintivo. Lui, per oltre 40 anni (di cui un mese speso a Parma) nella Digos, uno dei reparti più affascinanti e delicati, ha vissuto in prima linea gli anni di piombo. Arrivato alla segreteria nazionale del Siulp, il «sindacato unitario lavoratori polizia», è in pensione ed è approdato nella nostra città per presentare il suo libro «Al di sotto della legge. Conversazioni su polizia e democrazia», un dialogo con il giornalista de «Il Manifesto», Mauro Ravarino, per le Edizioni Gruppo Abele. Al suo fianco siedono Massimo Bax, storico vicequestore in trincea, molto caro alla nostra città, e Mario Catani, docente di psicologia dell’ateneo di Bologna. La platea della Giovane Italia è gremita e partecipe durante questo incontro, promosso dal Circolo culturale Carlo Cattaneo e dall’Università popolare di Parma. Un volume che racchiude – con gli occhi e lo spirito di chi c’era e ha vissuto sulla pelle – un pezzo di memoria d’Italia, la fine di un’epoca. Dalla battaglia per la smilitarizzazione della polizia all’assassinio di Aldo Moro, dalla morte di Francesco Lorusso a Bologna alla strage del 2 agosto, dalla bomba sul Rapido 904 alla nascita della Seconda Repubblica, dalla Uno bianca alla rottura dell’unità sindacale, fino al G8 di Genova. «Il cuore del libro è la grande riforma del 1981 – chiosa l’autore -che fu approvata con la legge 121. Gli agenti si spogliarono dello status militare e vestirono quello civile, la polizia fu aperta alle donne, venne introdotto il sindacato e il ruolo dell’ispettore. Fu un cambiamento culturale, il poliziotto diventò soggetto sociale e mediatore, ma soprattutto ha sancito il collegamento, la vicinanza tra polizia e cittadini. Una battaglia all’arroganza del potere che albergava in quest’istituzione». Anche Bax, «capitano» – all’epoca del loro primo incontro al Reparto mobile di Bologna – e amico fraterno di Notari rimarca quanto «seppur avendo sempre amato la nostra istituzione, ci siamo sempre battuti in buona fede per far crescere la polizia e renderla democratica. Abbiamo contestato il conformismo di un’amministrazione troppo spesso legata a concetti da tempo superati».