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il caso

Il "Don" critico sulla fusione Polesine-Zibello

01 novembre 2015, 15:32

Il

Continua a tenere banco, a Polesine e Zibello, il tema della fusione dei due Comuni. Dopo il referendum che ha visto il «Sì» imporsi per una manciata di voti, si continua a discutere di questa svolta epocale.

E l'argomento è stato, in questi giorni, anche al centro della lettera mensile che il parroco di Polesine e Vidalenzo, don Gianni Fratelli, come sempre ha scritto alle sue comunità. Un intervento critico, quello del parroco, che fin dalla prima riga parla di «Né vincitori né vinti: basta dare un’occhiata alla mappa dei “sì” e dei “no”». La lettera, specie a Polesine, sta facendo discutere e don Gianni, motivando la sua iniziativa si è definito «parroco desideroso di contribuire al bene comune del territorio, dove tanti cittadini sono anche parrocchiani, vuole dare una mano affinché maturi la coscienza civile di base senza vendersi ai “professionisti” dell’amministrazione pubblica. Ce n’è urgente bisogno. La fusione dei comuni rivieraschi di Polesine e di Zibello patrocinata anche dal recente referendum – sostiene - offre un’occasione favorevole a mettere in atto un lavoro di base che diventi capace di rielaborare una idealità concreta di bene comune e della conseguente operatività politico- amministrativa. Affinché questo possa accadere, occorrono persone nuove pronte a giocarsi personalmente e come gruppo. Per appassionarsi a una simile impresa – aggiunge - si richiede sacrificio, spiritualità e intelligenza semplice affinché si riesca a parlare al cuore della gente e coinvolgerla, senza raggiri e accaparramenti, ma con dignità. Occorre insomma ridare onestamente la “parola della politica” ai cittadini. Con pazienza. Diversamente sarà sequestrata dai soliti approfittatori di turno». Parole nette quelle di don Fratelli. Nella lettera si legge che di fronte a una situazione politico-amministrativa in evoluzione e «dalle potenze ideologiche del passato, sicure dei loro principi immanenti, siamo scivolati in una condizione individualistica e frammentata, nello stesso tempo sicura e fluttuante. Su questo sfondo l’agire politico-amministrativo – rimarca – è tentato di divenire “furbesco” e “approfittatorio”. Furbesco perché cerca di “catturare” acriticamente gli individui; approfittatorio in quanto propina vantaggi egoistici e talvolta personalistici. La tentazione – aggiunge – è quella di non dire niente e lasciar fare. Ma questo modo di pensare porta al “suicidio” dell’agire politico. Occorre invece impostare una discussione pubblica per favorire una consapevolezza dei problemi sociali in gioco: l’abitabilità nelle nostre terre; l’originalità lavorativa e culturale dei paesi rivieraschi; l’anemia morale del vivere che porta a scioglimenti deresponsabilizzanti dei legami strutturanti la società; l’assenza di luoghi formativi che incentivano i giovani ad assumere impegno sociali e culturali. Bisogna perciò favorire un’apertura di disponibilità all’intelligenza e alla soluzione dei problemi concreti». Secondo don Fratelli «occorre vincere quell’aspetto a-valoriale della politica che porta a diffondere un ethos farcito di individualismo etico e consumistico, fomentando una psicologia sociale nutrita da edonismo selvaggio e regressivo». In conclusione, sostiene il parroco: «urge una spinta per uscire da un modo di fare una politica fin troppo faccendona. Senza una forza morale personale e condivisa, lavorata con legami maturati nella libertà – ammonisce don Gianni – i nostri paesi cadranno in mano né alla destra, né alla sinistra né al centro, ma a “gestori” rosicchiati a consensi deboli, che promettono regole inette ed inefficaci, paghi soltanto da un po’ di consumismo deleterio per tutti. Questa – conclude – è la sconfitta della politica: cioè di tutti». P. P.