Archivio

cinema

Polanski: Polonia dice no a estradizione negli Usa

Il regista, sono molto felice. Ma decisione ancora appellabile

01 novembre 2015, 12:46

Polanski: Polonia dice no a estradizione negli Usa

Roman Polanski non sarà estradato negli Stati Uniti. La decisione della Corte di Cracovia scrive un nuovo capitolo nella controversa vicenda giudiziaria che coinvolge il regista, Oscar 2003 per Il pianista , accusato negli Usa di stupro dell’allora 13enne Samantha Gailey (oggi Geimer) nel 1977.
Il verdetto - giunto oggi un pò a sorpresa dopo le dichiarazioni favorevoli all’estradizione da parte dei leader del partito di destra Diritto e giustizia, che ha appena vinto le elezioni politiche in Polonia - è ancor appellabile: se verrà respinto, l’ultima parola spetterà al ministro della Giustizia di Varsavia. «Sono molto felice, ho fatto bene ad avere fiducia nella giustizia polacca», ha commentato a caldo Polanski, ricordando quante sofferenze abbia causato alla sua famiglia il procedimento in corso contro di lui.
Nella lunga e dettagliata motivazione della sentenza, il giudice Dariusz Mazur della Corte di Cracovia ha ripercorso le tappe della vicenda, evidenziando i probabili casi, a suo giudizio, di abusi legislativi e di negligenze da parte dei magistrati americani. Secondo Mazur, il regista di Rosemary's Baby avrebbe già scontato ben otto volte la pena di 42 giorni di reclusione che gli è stata inflitta la prima volta negli Stati Uniti, con 113 giorni di arresto negli Usa, 77 giorni di arresto in Svizzera e 221 giorni agli arresti domiciliari ancora in Svizzera. Sempre secondo il giudice polacco, nel procedimento contro il regista sarebbero state violate diverse convenzioni internazionali. Inoltre Polanski, che ha 82 anni, non ha avuto altri conflitti con la legge, da anni ha una famiglia regolare e non ha causato altri problemi: non è il caso, dunque, secondo Mazur, di estradarlo con il rischio che finisca in una prigione della California dove, secondo rapporti internazionali, non sempre sarebbero rispettati i diritti dell’uomo. Gli Stati Uniti avevano chiesto alla Polonia di estradare Polanski circa un anno fa, quando il regista, cittadino polacco di origine ebrea, in possesso anche della cittadinanza francese, partecipò a una trasmissione tv sull'inaugurazione del Museo storico sugli ebrei polacchi a Varsavia. Polanski è tornato di recente nel suo Paese per girare un film sull'affaire Dreyfus, il militare francese di origine ebrea accusato ingiustamente di alto tradimento a favore della Germania.
La domanda di estradizione era arrivata dopo che un giudice della Corte Superiore di Los Angeles aveva respinto nuovamente la richiesta del team legale del regista di concedere l'archiviazione del caso. Sulla testa di Polanski pende dal 1977 un mandato di cattura da parte dell’Interpol. Lo stesso cineasta, dopo aver ammesso il rapporto sessuale e aver patteggiato, scontò 42 giorni di prigione; l’anno seguente fuggì dagli Usa per riparare prima in Gran Bretagna e poi in Francia, temendo la condanna a una pena maggiore.
Nel 2009 è stato fermato a Zurigo - dove era andato a ricevere un premio alla carriera - e messo agli arresti domiciliari. Nel luglio 2010 le autorità elvetiche hanno negato però l’estradizione negli Stati Uniti, revocandogli anche gli arresti domiciliari e il braccialetto elettronico.
Nel 2011 Polanski ha chiesto pubblicamente scusa a Samantha Geimer, che dal canto suo ha affermato di non avere risentimento verso di lui e di essere favorevole alla chiusura del caso.