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Indagine

"Buco" miliardario di Banca Marche: sequestri anche a Parma

Nel mirino della Finanza, 20 conti correnti e abitazioni per un valore di 15 milioni euro

02 novembre 2015, 15:23

Venti conti correnti, partecipazioni societarie, due abitazioni a Bologna, una a Parma e due a Roma, tra cui una palazzina in via Archimede nella zona dei Parioli intestata a una società riconducibile a familiari dell’ex dg di Banca Marche Massimo Bianconi. Ammontano a circa 15 milioni di euro i sequestri eseguiti anche nelle Marche, in Puglia e Lombardia dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Ancona nello stralcio dell’inchiesta sul "buco" miliardario di BM, coordinati dal procuratore capo facente funzioni Irene Bilotta e dai pm Serena Bizzarri, Andrea Laurino e Marco Pucilli.
I sequestri, in parte riguardanti presunti profitti di reato in parte preventivi per equivalente, riguardano oltre a Bianconi e all’imprenditore Vittorio Casale, anche un altro imprenditore pugliese: la contestazione per tutti è relativa l’art. 2635 del codice civile, la corruzione tra privati.

L’imprenditore pugliese non sarebbe compreso tra i 37 indagati (ora 36, perché uno è deceduto) dell’inchiesta "madre", che non è ancora chiusa. Per la parte più corposa dell’inchiesta sono conclusi i termini ma il numero degli indagati è salito nei due anni di investigazioni: per alcuni fatti i termini sono ancora aperti e non è escluso che la procura possa operare altri stralci "spacchettando" ulteriormente l’inchiesta principale, che riguarda una serie di reati tra cui l’associazione per delinquere finalizzata, tra l'altro, all'appropriazione indebita e ai reati societari.
Oggi i dettagli dell’attività eseguita lo scorso fine settimana, ovvero la notifica degli avvisi di chiusura delle indagini emessi dal gip di Ancona Antonella Marrone e l'esecuzione dei sequestri, sono stati illustrati dal procuratore Bilotta alla presenza del comandante provinciale della Guardia di Finanzia di Ancona Fabrizio Crisostomi.
Due i fatti per cui si è giunti alla chiusura di questo stralcio e ai provvedimenti cautelari. Il primo, che avrebbe causato a BM un danno da 4,6 milioni di euro, riguarda il presunto "prezzo" pagato a Bianconi per la concessione di linee di credito in mancanza di condizioni da Casale: di fatto lo strumento sarebbe stato il palazzo ai Parioli, già proprietà di una società riconducibile a Casale, acquisito da una ditta riconducibile a Bianconi con un mutuo di 310 mila euro più leggero rispetto al canone di locazione pagato allo stesso ex dg da un’altra società riconducibile sempre all’imprenditore per utilizzare l’immobile. L’altro imprenditore pugliese, sempre cliente di BM e presunto beneficiario di aperture di credito molto "agevolate", sarebbe subentrato dopo l’arresto di Casale nel 2011 in relazione a una vicenda del tutto distinta da BM, per continuare a far avere a Bianconi il "prezzo" della corruzione tra privati con un’operazione simulata di acquisto dello stesso immobile. In questo secondo caso, il danno che gli inquirenti ipotizzano per BM sarebbe stato di 10,3 milioni di euro.