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Il racconto della domenica

Baffone, il pesce gatto

di Marta Silvi Bergamaschi

02 novembre 2015, 19:32

Baffone, il pesce gatto

Nel fiume Po viveva una numerosa famiglia di Pesci Gatto. Era una famiglia molto disponibile, benvoluta da tutti.. ma.. tra i tanti fratelli, figli di due tranquillissimi genitori, uno era irrequieto, originale e testardo. Quando nacque, una veneranda Anguilla andò a trovare madre Pesce Gatto e le disse, osservando il piccino: «Mia cara, questo tuo figliolo ha due baffi così lunghi e prepotenti che, appena avrà l’età della ragione, lo porteranno molto lontano. Bhe, speriamo bene!». «Speriamo» rispose mamma Pesce Gatto con un sospiro. Infatti il Pesce Gatto, che tutti chiamavano Baffone, crebbe ben presto e i suoi baffi con lui. Li aveva lunghi e neri e ne era tanto fiero che li portava in giro come un trofeo. Quando nuotava gli enormi baffi danzavano nell’acqua come piccole anguille e perfino i Lucci e le Carpe si fermavano a guardare dicendo: che razza di baffi quel pesce.

Baffone era un giovane pesce ben sviluppato. Le pinne erano ben fatte, la coda mobilissima: infatti lo dirigeva davvero come un timone. Nuotava tutto il giorno, senza mai stancarsi: conosceva perfettamente il fiume, se ne andava giù giù, dove il sole non arrivava e l’acqua da azzurra si faceva nera. Chiacchierava con le Alghe, pigre e annoiate, discuteva a lungo con il pesce Persico e lo ammirava per quelle sue squame dorate; ma infine, vedendolo così nudo senza baffi, lo trovava insipido e privo di una vera personalità. Mamma Pesce Gatto, i pochi momenti che lo vedeva in casa gli diceva: «Stai attento figlio mio, mi fai stare in pena. E se tu non tornassi?». Nonno Pesce Gatto rideva: sì, aveva un debole per il nipote. Diceva alla figlia: «Lascialo andare. È un pesce intelligente, ha bisogno di farsi sempre nuove esperienze». Un giorno Baffone capì che nel fiume ormai si annoiava. Pensava a cosa fare, quando vide un pesce mai visto: aveva un corpo lungo e fusiforme, un muso appuntito e una coda snella e arcuata: sul dorso esibiva piastre ossee di un verde così caldo che Baffone ne fu affascinato: «Chi sei?» gli chiese muovendo di proposito i baffi per darsi importanza: «Lo Storione», rispose il pesce. «Non ti ho mai visto» continuò Baffone. «Infatti - rispose lo Storione -, io nel fiume ci nasco e ci muoio, ma vivo in mare». «E ora dove vai» chiese Baffone. «Dove vuoi che vada - rispose lo Storione con sufficienza - al mare». «Oh - rispose Baffone risentito- è inutile ti dia tanta importanza, se poi devi tornare al fiume per morire». Lo Storione, meravigliato di tanto ardire, guardò bene il suo compagno e, quando gli vide quei baffi così lunghi e prepotenti, cambiò tono e disse: «Mi pare tu abbia coraggio. Bravo. Come ti chiami?». «Baffone». Intanto continuavano a nuotare nell’acqua del fiume. «Dimmi un poco - chiese Baffone -, cosa è questo mistero che racconti: perché nasci nel fiume, vivi in mare e torni al fiume per morire?». «Oh - fece lo Storione - è una vecchia storia! Un mio antenato tanti anni fa, portò guerra al Re del mare: lo Squalo. Il mio antenato diceva: serve a ben poco; il suo corpo non è munito di forti squame, la sua carne, dicono gli uomini, non è mangiabile: cattiva. Io invece sono prezioso anche quando non sono nato. Le mie uova sono vendute a caro prezzo e prendono il nome di “caviale”, la mia vescica natatoria serve per fabbricare la colla di pesce e le mie squame sono dure e verdi. Io sono nato per essere il Re». Lo Squalo rispose: «Non farmi ridere Storione, la mia pelle, se vuoi saperlo, debitamente preparata, sostituisce lo zigrino». Qui Baffone interruppe lo Storione e disse: «Parla chiaro, amico mio, che cos’è questo zigrino?». «Una pelle sottile, tutta granulata. Di solito gli uomini l’ottengono con la pelle dei muli, degli asini e dei cammelli e, dice lo Squalo, anche con la sua». «Scusa, come fai a sapere queste cose?». «Le raccontò tempo fa una Sirena che, per concessione speciale, visse a lungo nel mondo degli uomini. Ma lasciami finire la storia del mio antenato. Ebbe la peggio. Gli portò guerra e la perse. Lo Squalo rimase il Re del mare e castigò la nobile mia razza. Disse: D’ora in poi voi nascerete nel fiume, vivrete in mare e tornerete a morire nel fiume». «Ho capito - disse Baffone -, ma dimmi, com’è questo tuo mare?». «Bellissimo - rispose lo Storione - e così grande che mai nessun pesce lo ha girato tutto». «Davvero?» disse illuminato Baffone. «Davvero - rispose lo Storione -, vuoi venire? Ti ci conduco». Fu così che Baffone andò con lo Storione in mare, benché fosse un pesce d’acqua dolce.

In mare Baffone ebbe subito un tuffo al cuore. Com’era amara quell’acqua! Ci fu un attimo che le branchie non vollero respirare, ma Baffone era un pesce coraggioso e disse a se stesso: non aver paura, sei in mare, perdinci, ti par cosa da poco? Lo Storione lo presentò al Re Squalo, il quale gli chiese: «C’è ancora la Monarchia nel fiume?». «C’è una Repubblica: presidente è una Carpa molto democratica. Odia le guerre».

«Le odia - disse lo Squalo -, le guerre sono la gloria dei popoli». Se lo sentisse il mio saggio nonno, penserebbe: ma quello è un pazzo stupido. Le guerre sono «errori di sintassi», «la guerra è un immenso vomere di fuoco», «è una parentesi chiusa con centomila croci dentro». Ho citato parole di importanti studiosi. Riferisci al Re del mare e torna presto al fiume. Così direbbe il nonno Pesce Gatto.