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Devicenzi, la forza nasce dalla mente

di Cesare Pastarini

02 novembre 2015, 09:54

Devicenzi, la forza nasce dalla mente

Questa storia inizia con una successione di date e di imprese compiute da un campione di sport che si chiama Andrea Devicenzi. Dopo alcuni anni di preparazione, nel 2010 Andrea compie una pedalata lunga 700 chilometri per le strade più alte del mondo, in India: il traguardo è a 5602 metri. L’anno dopo la Parigi-Brest-Parigi, 1230 chilometri in 72 ore. Nel 2012 inizia a praticare triathlon: in Israele vince un bronzo, ai mondiali in Nuova Zelanda è dodicesimo e in Turchia è argento l’anno successivo. E poi l’ascesa dell’Etna in bicicletta e via trekking, le granfondo, coppe e medaglie che si accumulano, i numerosi giri su e giù per l’Italia, molti dei quali col suo amico Paolo Delporto, come il Gavia un mese fa. Descritte così, si tratta di imprese di cui leggiamo sempre più di frequente sui giornali o che vediamo in servizi televisivi e nei video su Internet.

Stavolta c’è un però: Andrea Devicenzi ha una gamba sola. Cammina e pedala così da quando un incidente stradale gli causò l’amputazione dell’arto. Aveva 18 anni. Oggi ne ha 42. Tempi difficili si sono trasformati in tempi di forza. Dunque, parola d’ordine: reagire. Rispondendo a questa, Andrea (www.andreadevicenzi.it) ha da poco dato alle stampe il suo primo libro, “Vite da Monsters”, acronimo di Motivazione Obiettivi Nemici Stato Top Energia Ricerca Sinergia. Otto parole che sintetizzano il contenuto di quest’opera, che oltre a essere la narrazione delle sue straordinarie avventure per il mondo, rappresenta un vero e proprio manuale di sopravvivenza dalle paure.

Durante la descrizione di un volume così, tra l’altro ben curato anche nella grafica e nelle foto, non è facile evitare la retorica. Sfogliandolo si impara invece ad affrontarla, tornante dopo tornante. Devicenzi, assieme a Pierpaolo Vigolini (lo si potrebbe considerare la melodia del testo), mette in atto tra le pagine un vero e proprio piano d’azione per conquistare autostima, sconfiggere la depressione e ottenere risultati.

Molto spazio è riservato per prendere appunti, alla stregua di un taccuino pregiato. Inoltre, racconti e immagini che tirano fuori al lettore leve motivazionali sconosciute o insperate. C’è pure una serie di film consigliati: “Forrest Gump”, “Il discorso del re” e diversi altri.

Dopo un periodo di formazione, oggi Andrea Devicenzi ha fatto del mental coach una professione e tra i suoi progetti ce n’è uno pedagogico che propone nelle scuole. Si chiama Progetto 22 (www.progetto22.it): nel suo ampio spettro di obiettivi c’è quello di rendere i giovani consapevoli delle loro risorse, promuovere un corretto stile di vita, credere allo sport come benessere psicofisico, potenziare l’autonomia, aggregare l’integrazione dei giovani - e delle famiglie con disagio - nel tessuto sociale del territorio. Perché gli ideali sportivi di Andrea Devicenzi non si fermano al gesto atletico, vanno oltre. E lo dimostra col suo sorriso, seppur da monster.