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'NDRANGHETA

Aemilia, intimidazioni a un imputato parmigiano

di Georgia Azzali

04 novembre 2015, 18:20

Aemilia, intimidazioni a  un imputato parmigiano

Dalla parte dei buoni e dei cattivi. I doppi ruoli sono sempre complicati. Se poi nella lista nera ci sono boss, luogotenenti e soldati di 'ndrangheta, la questione diventa ancora più insidiosa. E chiedere di costituirsi parte civile può diventare quasi un azzardo. Ne sa qualcosa Francesco Pellegri, parte offesa al processo «Aemilia» ma allo stesso tempo imputato: è lui il destinatario del messaggio telefonico - che puzza di intimidazione - annunciato in aula dal suo difensore durante l'udienza di mercoledì scorso a Bologna. Uno dei 14 parmigiani per cui la Dda di Bologna ha chiesto il rinvio a giudizio per tentata estorsione, indicandolo però anche come vittima di un altro episodio di estorsione.
Non una frasetta lapidaria, ma un sms di una ventina di righe, lungo quanto l'intera schermata del telefonino. E' arrivato giovedì scorso, 24 ore dopo la presentazione in aula della richiesta di costituzione di parte civile. «Non è un messaggio in cui compaiono espressioni come "ti ammazzo, o ti spacco le gambe", e nemmeno si dice "non passare dall'altra parte”, come ho letto su alcuni giornali, ma - spiega l'avvocato Donata Cappelluto, difensore di Pellegri - si fa riferimento a fatti che hanno visto coinvolto il mio assistito e che chiaramente chi ha scritto l'sms conosce. Per questo, considerando il tipo di processo e la scelta di costituirsi parte civile, il messaggio può essere inquietante».
Nessuna minaccia esplicita, ma il contenuto - che al momento il difensore non vuole rivelare nei dettagli - e la tempistica sono molto sospetti. «Per ora non abbiamo presentato denuncia, tuttavia non è escluso che lo faremo. E' una questione di cui discuterò con il mio assistito - sottolinea l'avvocato Cappelluto -. Mercoledì, durante l'udienza, ho però presentato una memoria in cui viene ricostruita la vicenda».
Ma se Pellegri e il suo avvocato stanno valutando le contromosse, per i magistrati bolognesi il percorso è «obbligato». «La procura svolgerà i doverosi accertamenti», ha detto ieri mattina il procuratore aggiunto Valter Giovannini. Bisognerà capire la portata di quel messaggio. Cercare di valutarne l'effettivo valore intimidatorio, anche se tentare di dare un nome al «vero» mittente potrebbe rivelarsi un'impresa impossibile. L'sms proviene infatti da un numero a cui Pellegri non riesce ad associare alcun volto. E' molto probabile, infatti, che il numero corrisponda a una sim card intestata a qualcuno che nulla ha a che vedere con il messaggio. In ogni caso, solo gli investigatori potranno tentare di collegare il numero di telefono all'intestatario della carta.
Un personaggio piuttosto marginale, Pellegri, nella maxi inchiesta «Aemilia». E' accusato di aver tentato un'estorsione nel 2012 in concorso con Domenico e Francesco Amato: avrebbe infatti affidato ai due, «di cui riconosceva il prestigio criminale e l’appartenenza alla criminalità organizzata di stampo mafioso», si legge nel capo di imputazione, il compito di pressare e intimidire un imprenditore bresciano che aveva un debito nei suoi confronti. Minacce che non andarono a buon fine, perché l'uomo non accettò imposizioni, ma anche perché Pellegri non avrebbe avuto abbastanza soldi per pagare la «missione». L'anno prima, però, il parmigiano sarebbe stato vittima lui stesso degli Amato, oltre che di Aldo Pietro Ferrari. Per farsi consegnare un'auto, di cui rivendicava la proprietà o comunque il controvalore in denaro, il re Mida di Madurera avrebbe ingaggiato i due calabresi, che sarebbero passati subito all'attacco con continue pressioni e minacce di ritorsioni nei confronti di Pellegri. Che ora deve fare i conti con quel messaggio così poco rassicurante.