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Giro di vite sugli orari dei medici

04 novembre 2015, 10:04

«Giro di vite» sugli orari dei medici. Il 25 novembre infatti scadrà il termine entro cui l'Italia, ultima in Europa, dovrà adeguarsi ad una direttiva Ue del 2003 sull'orario di lavoro, da cui i medici italiani del Servizio sanitario erano stati esclusi da una serie di normative nazionali. Ora però l'Europa ha avviato una procedura di infrazione ricorrendo alla Corte di Giustizia, e previsto sanzioni amministrative in caso di mancato adempimento.
Le norme prevedono i limiti massimi di 12 ore e 50 minuti di lavoro giornaliero e di 48 ore di lavoro settimanale, straordinario compreso. In un giorno, il limite minimo di riposo è di 11 ore.
Regole che, se applicate alla lettera, «rischiano di mettere in crisi o far chiudere diversi reparti ospedalieri», dice a denti stretti un medico dell'ospedale Maggiore. E non è il solo. «È una legge che non condivido e che può mettere in ginocchio l'organizzazione del lavoro - fa notare un altro - Altro che 48 ore settimanali, io sono arrivato a farne 61 in tempi di penuria di personale. Non è solo indispensabile per la vita del reparto, ma anche per garantire la continuità assistenziale». «Non siamo operai alla catena di montaggio, il nostro lavoro mal si concilia con vincoli di orario» dice un altro professionista.
Il problema non è da poco e all'Azienda ospedaliero-universitaria stanno già preparando riunioni e incontri per affrontarlo. L'Italia finora è riuscita ad eludere la norma Ue inquadrando i medici come dirigenti, quindi senza obblighi stringenti di orario. Ma ora le regole Ue pongono anche problemi di copertura assicurativa, che potrebbe essere negata in caso di errore compiuto fuori dagli orari stabiliti.
Per rimediare ai turni che rimarrebbero scoperti con questa legge sarebbero necessarie, secondo alcune stime, dalle 4 alle 5 mila nuove assunzioni di medici in Italia.
«Sono misure facilmente comprensibili: chi vorrebbe farsi curare od operare da un medico stanco? Ma sono norme ampiamente disattese nei nostri ospedali, dove a causa del blocco del turn over e dei pesanti tagli nel finanziamento, i medici sono sempre più frequentemente obbligati a saltare i turni di riposo ed a lavorare oltre 60 ore settimanali - dice Franco Masini della Cgil medici locale - Il Governo Renzi sta proseguendo in un progressivo impoverimento della sanità pubblica, con un nuovo definanziamento vero mascherato da falsa razionalizzazione. Contro queste misure i sindacati dei medici hanno indetto uno stato di agitazione, che avrà un primo momento in una manifestazione nazionale il 28 novembre a Roma». m.t.