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«Faremo il pane con il nostro grano»

di Ilaria Moretti

05 novembre 2015, 15:49

«Faremo il pane con il nostro grano»

La si potrebbe definire una piccola grande rivincita del mondo dei campi, perché ad Aneta, dopo almeno quarant’anni di «stop», si torna a seminare il grano. Ed è subito attesa, divertimento, passione.
A far rivivere il passato nei giorni scorsi ci hanno pensato prima Secondo Quaretti, vera e propria colonna del paesino che il tempo del frumento nella frazione monchiese se lo ricorda eccome, e poi Marco Ilari e Marco Ravera, 35 e 39 anni, neofiti della materia, termotecnico uno, meccanico l’altro. Ed è bastato guardare i due giovani lavorare insieme perché negli amici si scatenasse la voglia di aiutarli e, perché no, di imitarli. Due giorni sul campo, un intero weekend passato ad arare, zappare, seminare e recintare un terreno di circa mille metri quadri. Fatica? Soprattutto allegria tra le vette, la terra e il cielo.
«Abbiamo comprato a Rivalta di Lesignano la semente “Ardito”, una qualità di grano antico particolarmente adatta alla montagna (siamo intorno ai mille metri di quota, ndr). L’intenzione è quella di arrivare a farci il pane, un pane buono e naturale al cento per cento», spiega Marco Ilari, cresciuto in città ma con le radici ben piantate lassù mentre il compagno di avventura vive in pianta stabile a Rigoso, a un solo chilometro da Aneta. La strada è ancora lunga: se tutto andrà bene la mietitura avverrà tra la fine di luglio e gli inizi di agosto. Quindi sarà la volta della trebbiatura e poi il frumento sarà macinato per ottenere una farina non raffinata.
«Se credo che il grano verrà? Ma certo, la fiducia è la prima regola di un contadino», risponde pronto il termotecnico già calato a trecentosessanta gradi nel nuovo ruolo. E così nei prossimi mesi anche ai due giovani «sperimentatori del verde», abituati alla tecnica e alla meccanica, toccherà tornare all’antico: guardare con speranza al cielo, confidare nel meteo, che in alta Val d’Enza non è dei più clementi, e attendere di vedere ripagate le proprie fatiche e il proprio entusiasmo.
Fino a pronunciare quella parola vecchia e sempre bellissima: raccolto. Che quando si tratta di grano, è ancora più evocativa. Perché frumento vuol dire pane e il pane rimanda l’immagine di tavole apparecchiate e famiglie riunite. In effetti, il progetto ha anche un certo valore simbolico», ammette Ilari.
Per Aneta, paese di poche anime, quasi un presagio, un augurio di ripartenza.

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