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IL CASO

Abusi su una bimba di 8 anni, condannato

05 novembre 2015, 06:00

Abusi su una bimba di 8 anni, condannato

Diceva di essere «posseduto da spiriti maligni». E' stato il suo penoso tentativo di giustificarsi con la convivente, quando lei era sbottata buttandogli in faccia gli abusi nei confronti di sua figlia. Quella bambina di soli otto anni che la donna aveva avuto da un altro compagno. Quattro mesi durante i quali l'uomo, 33 anni, ivoriano, si avvicinava alla piccola mentre la madre era al lavoro, la toccava nelle parti intime e si faceva toccare. Palpeggiamenti e abusi, che ieri gli sono costati una condanna a 4 anni e 8 mesi per atti sessuali con minorenne. Grazie al rito abbreviato, l'uomo ha potuto contare sullo sconto di un terzo della pena. Alla madre, che si è costituita parte civile per la figlia, è stata riconosciuta una provvisionale immediatamente esecutiva di 30.000 euro.

Segreti imbarazzanti da custodire per quella bambina, sempre più turbata con il passare delle settimane. Finché aveva trovato il coraggio di confidarsi con una compagna di scuola: a lei aveva raccontato di quell'uomo che le faceva mettere una mano dentro i pantaloni e le diceva di non dire niente a nessuno di «quella cosa». Quegli abusi che erano andati avanti da settembre 2014 fino allo scorso gennaio, quando la madre dell'amichetta si era rivolta ai carabinieri. Dichiarazioni a cui si era poi agmgiunto il racconto della mamma di un'altra compagna di scuola. Pochi giorni dopo era scattato il fermo dell'uomo, chiesto dal pm. E poi la convalida da parte del gip, che aveva disposto la custodia cautelare in carcere.

Ma le parole delle due amichette non restano isolate. Anche la madre della piccola racconta di aver saputo dalla figlia, tra mille titubanze e difficoltà, ciò che avveniva quando lei era al lavoro. Intercettata un paio di giorni prima del fermo del convivente, è lei stessa che riferisce a un'amica la sua atroce convinzione, ossia che l'uomo abusi della figlia. Ma poi sarà la bambina a ricostruire quei pomeriggi passati con il compagno della mamma. Con quell'uomo che le faceva fare cose che davano il «vomito». Viene sentita a scuola, con il supporto di una psicologa: è imbarazzata, chiede che i carabinieri si allontanino, in modo da rimanere sola con il pubblico ministero Lucia Russo e la consulente, ma riesce a liberarsi di quel macigno. Spiega nei dettagli gli abusi e, quando è sopraffatta dalla vergogna, scrive e disegna ciò che ha subito. E' il quadro terribile che convince il giudice a far rimanere l'uomo dietro le sbarre. E che ieri ha fatto scattare la condanna. r. c.