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sicurezza

Le ronde di via Savani: andiamo avanti

Il coordinatore: «Sono solo passeggiate inermi e ora le nostre strade sono diventate più sicure»

di Ilaria Ferrari

05 novembre 2015, 22:08

Le ronde di via Savani: andiamo avanti

«Le nostre non sono ronde ma passeggiate. E non abibamo intenzione di smettere». Alberto Spotti, coordinatore del gruppo di via Savani, tutte le sere esce di casa e fa il giro del quartiere insieme ai vicini di casa. A volte portano a spasso il cane, spesso fanno quattro chiacchiere, sempre tengono gli occhi bene aperti. Il prefetto, però, queste «passeggiate» non le vede proprio di buon occhio e martedì, ha diffuso una nota stampa per definire le ronde dei cittadini «illegali e rischiose». Ma presa di posizione della Prefettura ha suscitato polemica..
«Siamo nati spontaneamente circa un anno fa – ricorda Spotti – per scacciare, non cacciare, certi individui che assediavano le nostre case e ora vediamo i risultati del nostro lavoro: le strade sono più libere. Certo, non sarà solo merito nostro, ma l’assidua presenza sul territorio qualche influenza l’ha avuta». Di smettere di passeggiare non se ne parla neppure: «Se il prefetto impedisce queste camminate inermi – prosegue il coordinatore - noi rispondiamo con forza che finché non viene risolto il problema dello spaccio e della prostituzione continueremo le nostre attività».
E, anzi, da via Savani i cittadini volontari della sicurezza rilanciano: «Servono nuovi volontari, nuovi vicini di casa che escano insieme a noi per queste salutari passeggiate per una migliore qualità della vita». Non sono cani sciolti, racconta Spotti che il contatto con le forze dell’ordine è costante: «Circa ogni 15 giorni ci sentiamo per segnalare casi sospetti, per fornire numeri di targa di auto anomale: noi siamo l’occhio, loro sono il braccio». Il coordinatore sottolinea poi la valenza sociale del gruppo che ha permesso «di conoscere i vicini di casa, di mettere in relazione persone che prima si ignoravano. Ora si chiacchiera, si passa del tempo insieme, ognuno sa chi è l’altro e prima invece non era così. Si è creata una comunità, c’è aggregazione».
«Cosa faranno, verranno a prendere noi che passeggiamo allegramente con i cani anziché i delinquenti? Ci vogliono obbligare a stare in casa mentre in strada rimarrà la criminalità? Passiamo noi dalla parte del torto? – domanda Spotti - Finché non potremo vivere tranquilli non smetteremo di guardarci intorno, dobbiamo farlo e lo facciamo per i nostri figli». Il coordinatore ci tiene anche a sottolineare che nel gruppo «non c’è razzismo ignorante. Passeggiamo tutti insieme, italiani e stranieri senza distinzione. L’importante non è la nazionalità ma l’obiettivo: siamo persone perbene che sognano una comunità biologica ovvero poter vivere in modo sano nel nostro quartiere e nella nostra città». .
Infine due osservazioni, una rivolta alla prefettura: «Nessuno ci ha mai comunicato questo divieto che abbiamo appreso solo dal giornale»; la seconda all’amministrazione: «Ci hanno promesso telecamere, maggiore illuminazione e più sorveglianza ma qui stiamo ancora aspettando. Servono fatti, non parole».