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Campana: "Milano ha limiti strutturali"

L'ex prima firma de 'La Gazzetta dello Sport' ed ex direttore di 'SuperBasket' ha analizzato per Sportal.it la sconfitta di Milano in Eurolega contro il Cedevita.

06 novembre 2015, 15:40

Campana:
L'Olimpia Milano è uscita sconfitta dal match casalingo di Eurolega contro il Cedevita Zagabria, ex squadra dell'attuale allenatore meneghino, Jasmin Repesa. Milano rischia ora di compromettere la propria qualificazione alle Top-16. 

Del pesante ko dei biancorossi ha parlato in esclusiva a Sportal.it Enrico Campana, ex prima firma de 'La Gazzetta dello Sport' ed ex direttore di 'SuperBasket'. 
 
Milano ha perso contro una formazione, sulla carta, decisamente inferiore. Come va interpretato questo ko?
"Il momento di crisi di Milano era previsto o, quantomeno, prevedibile. Un motivo può essere individuato nel processo di rinnovamento totale, stesso processo che sta affrontando Sassari, altra squadra faro della pallacanestro italiana e che in estate ha fatto lo 'svuota tutto', puntando su giocatori reduci da delusioni o mezze delusioni europee. Pensiamo, ad esempio, ad un Olympiacos, squadra che punta all'Eurolega, mai si sarebbe lasciata scappare Lafayette e Petway se fossero stati ancora al top. Oggi il basket si rifà ad un concetto troppo semplicistico 'scopa nuova, scopa meglio' ma non è sempre così..."
 
Certo è che ci sono stati anche una serie davvero sfortunata di imprevisti.
"Sì, non dobbiamo sottovalutare nemmeno questi: Lafayette convalescente, ad esempio, ma anche l'autospersonalizzazione di Cinciarini che viene dalle terre del Lambrusco e si sà che, lontano da Reggio Emilia, il vino tende a perdere le sue proprietà". 
 
E' già arrivato il momento di tornare sul mercato?
"Attualmente il roster dell'Olimpia è incompiuto o da rifare. Dovrebbe essere puntellato da una grande star (che in realtà la società non ha mai promesso). Quest'anno si è deciso di non seguire le chimere della NBA come fatto l'anno scorso. Ora non c'è più questo filo diretto e sono arrivati giocatori più calati nel contesto europeo. Il pubblico milanese, però, paga per avere lo spettacolo come fu per l'Olimpia della 'Banda Bassotti'. A tal proposito arriverà l'ex sassarese Rakim Sanders che diventerà in realtà un altro problema. E' reduce da un infortunio ed oltre ai guai fisici si potrà inserire solo da dicembre, quando sarà, forse, troppo tardi per l'Eurolega. Si sono liberati giocatori del calibro di Jimmer Fredette o Samuel Dalembert che, lì in mezzo, ci starebbe a meraviglia". 
 
Dove deve intervenire Repesa, quindi?
"Vanno risolti i problemi strutturali come, ad esempio, la mancanza di una seconda o terza star che faccia crescere il livello competitivo anche all'interno della squadra stessa. Manca poi il lungo ad hoc: McLean è un buon giocatore ma è un ripiego con limiti tecnici e fisici. Barac è tecnico ma lento e non è un intimidatore. Non ha timing a rimbalzo e la squadra è costretta a giocare a zona con lui in campo. Andava trattenuto a tutti i costi un giocatore come Samardo Samuels perché garantiva punti e rimbalzi ed era affiatatissimo con Gentile che, guarda caso, oggi mette a referto la metà degli assist ai lunghi. Per quanto riguarda gli altri stranieri, Hummel è la dimostrazione di come l'umiltà nello sport non paghi mai. Non ha un gioco di uno contro uno, il primo passo di partenza per un'ala e la tecnica per essere un protagonista della nostra Serie A. Sorvolo su Cerella, l'idolo della piazza, ma con tutto il rispetto per il giocatore non potrà mai e poi mai essere da quintetto base. C'è poi il problema delle due guardie americane: di solito nel campionato italiano queste fanno la differenza (basti pensare a Sassari l'anno scorso o a Bo McCalebb ai tempi di Siena). Lafayette e Jenkins, in due, non fanno la classica guardia esplosiva americana: il pirmo ha scoperto il tiro da 3 punti solo tra i 29 ed i 30 anni e le sue percentuali parlano chiaro. Il secondo, invece, è bravo tecnicamente ma mi rifiuto di pensare che possa essere utile alla causa segnando solo 3 punti come accaduto ieri sera".
 
E Alessandro Gentile?
"Vi lascio con una perla: una squadra di basket è come un caffè: c'è bisogno di uno o due cucchiaini di zucchero per poterlo gustare al meglio. Gentile dovrebbe essere come lo zucchero che addolcisce il palato del pubblico, invece mostra grande pudore nei confronti del pubblico e delle sue responsabilità. Dovrebbe essere più leader, sia dentro che fuori dal campo".

Campana:

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