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CONVEGNO ETC

Donati: «L'Europa dei teatri»

06 novembre 2015, 06:00

Donati: «L'Europa dei teatri»

Francesca Ferrari

Incontri, tavole rotonde, workshop e, naturalmente, spettacoli. Dal 12 al 15 novembre Fondazione Teatro Due, diventerà, più che mai, crocevia d’idee e snodo di dialogo interculturale, ospitando l’annuale assemblea generale dell’ETC- European Theatre Convention, la rete di oltre 40 istituti teatrali, tra fondazioni e teatri, di 23 paesi, nata nel 1988 allo scopo di dare impulso alla drammaturgia contemporanea e favorire gli scambi artistici tra realtà geografiche diverse. Personalità del panorama politico, culturale e artistico si confronteranno sui temi fondanti dell’attività teatrale tout court, richiamando l’attenzione sulle emergenze del periodo storico e della propria società di appartenenza. Nessuno meglio del direttore della Fondazione, Paola Donati, da alcuni anni consigliere nel direttivo dell’ETC, può introdurci in modo esaustivo ai principi guida del convegno.

In quale ottica lungimirante e meritoria è nata la rete ETC?

Il teatro ha sempre svolto una funzione di collegamento, di abbattimento delle barriere e dei muri, veri o simbolici. Oggi, con la nascita dell’Unione Europea, dovrebbe esistere una più efficace strategia di valorizzazione del complesso patrimonio artistico europeo, ma mi sento di dire che, paradossalmente, non è così. La rete ETC è nata, prima ancora, con l’obiettivo di promuovere gli scambi culturali, di salvaguardare una progettualità comune, sollecitando sinergie positive e una posizione condivisa di esigenze e visioni lungimiranti da porre anche in termini politici. Assistiamo a uno svuotamento del senso della politica, non più aperta al dialogo ma pronta a ragionare solo in termini economici e numerici. L’arte non può sopperire a questa carenza di confronto dialettico ma, restando nel suo ambito di pertinenza, può fare la sua parte.

Titolo del convegno “Destination Europe? European Drama- a chance for intercultural dialogue”. Una domanda drammatica se letta alla luce della diaspora a cui assistiamo. Il teatro quale veicolo d’integrazione e relazione fra i popoli, quindi?

Quando abbiamo deciso il titolo, abbiamo riflettuto sulle urgenze del nostro tempo. L’emergenza primaria iniziale che si voleva richiamare era la crisi greca ma, in breve tempo, il quadro europeo si è tragicamente complicato. Sì, possiamo dire che il titolo e quel punto interrogativo sottendono l’idea di una destinazione “fisica” ma anche ideologica, di finalità e intenti comuni. Il teatro europeo non è solo occasione di dialogo ma una necessità vitale, se vogliamo, che verte sostanzialmente sulla drammaturgia, sulla parola, la sola che può definirsi identitaria. Il resto, l’immagine, rischia di portare alla standardizzazione e il teatro non può vivere di questo, come non può vivere di occasionalità, legata ai festival. Oggi, più che mai, occorre creare occasioni di scambio per interrogarsi e ridiscutere le forme e i codici del linguaggio teatrale.

Un riconoscimento importante sul piano nazionale e internazionale non solo per Fondazione ma per l’intera città. Come vi siete preparati ad accogliere l’evento?

Partecipiamo ai progetti di ETC da ormai 10 anni. Per noi è stato un continuum rispetto a percorsi di condivisione che erano già stati avviati. Per i protagonisti prestigiosi che interverranno (citiamo tra gli altri il maestro Fabio Biondi con il concerto inaugurale di Europa Galante e l’antropologo di fama internazionale Carlo Severi) sarà anche l’occasione per scoprire la nostra città e il nostro lavoro. Per noi significherà proseguire nella direzione internazionale che da tempo abbiamo intrapreso con coproduzioni e residenze ma anche accogliere nuove possibilità, opportunità di progetti interculturali e ospitalità che magari un giorno possano essere inserite di prassi, e quindi più facilmente e frequentemente, nella normale programmazione fruita dagli spettatori. Intanto, molti degli incontri della conferenza, così come gli spettacoli presentati, saranno aperti al pubblico (programma e orari sono sul sito www.teatrodue.org).

Al convegno si rifletterà anche sul ruolo del teatro all’interno della propria comunità di riferimento. Come proseguirà Fondazione Teatro Due in tale precipua indagine?

Stiamo ragionando su alcuni progetti anche con i teatri che aderiscono alla rete e che hanno configurazioni in termini strutturali e di produzione piuttosto simili, per vedere prima di tutto quali sono le radici comuni e da lì, poi, partire. Quando hai combinazioni di scritture, codici e patrimoni lontani tra loro, il teatro deve compiere una sintesi, una rielaborazione, che non vuol dire semplificazione. La funzione del teatro dentro a una società così complessa come la nostra non può essere quella di semplificare, né di rappresentare un rifugio facile. Bisogna aprirsi alle diverse culture ma sempre memori della propria struttura di provenienza, e questo presuppone studio, preparazione, ricerca. Solo studiando ci si può confrontare in maniera costruttiva. Lo sforzo del teatro è anche questo: aiutarci a raggiungere la consapevolezza che siamo soggetti attivi e partecipi.

Uno degli incontri della convention ha per titolo “Teatro, libertà, dialogo”. Quale parola vorrebbe aggiungere per comporre un immaginario quadrifoglio di buon auspicio per il milieu teatrale?

Costruzione di senso. E insisto sulla parola “costruzione”. Le società, le comunità si costruiscono e questo accade se c’è consapevolezza, attraverso l’assunzione di responsabilità. Non si può rimanere spaesati di fronte agli accadimenti, né si può demandare ad altri le risposte. Bisogna superare lo scoglio dell’impotenza e dell’immobilità e renderci conto della realtà complessa in cui viviamo; uscire da discorsi elettoralistici e agire, gettando lo sguardo al futuro. E’ un po’ l’essenza del teatro: a un certo punto in scena bisogna andarci ed è lì che esso esprime la sua funzione etica e civile. Per questo il teatro è insostituibile, perché riguarda l’essere umano, inteso come individuo, come comunità, e come Europa, che è, soprattutto, l’Europa della cultura.