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Intervista

Altruismo, valore da riscoprire

Dacia Maraini, autrice del romanzo «La bambina e il sognatore». «Il protagonista del mio libro? Un uomo buono che agisce senza interesse»

di Francesco Mannoni

08 novembre 2015, 22:01

Altruismo, valore da riscoprire

Una bambina di otto anni, Lucia Treggiani scompare in una piccola cittadina e un uomo sogna le fasi del suo rapimento. Il sognatore è il maestro quarantenne Ninì Sapienza, che ha perso una figlia, Martina, della stessa età morta di leucemia, e ora vive solo dopo che la moglie l’ha abbandonato. La morte della figlia ha distrutto il matrimonio anche se più che l’amore è venuta a mancare tra i due coniugi la comprensione per la sopportazione e la condivisione di un dolore immenso. Passano i mesi, della piccola Lucia Treggiani non si sa più nulla e la polizia smette di cercarla. Tutti la danno per morta, ma Sapienza, che continua a sognarla, indaga, non si arrende. Non è un profeta, non è un indovino e nemmeno un sensitivo, ma il pensiero della piccola Lucia lo esorta a cercarla ancora, tanto da rischiare di essere sospettato dalla polizia e accusato dagli stessi genitori della piccola come un possibile pedofilo. E' un quadro di deprimenti sconquassi sociali e familiari quello che la Maraini ci presenta in «La bambina e il sognatore» (Rizzoli, pag. 411, € 11,00), ritratto critico di una civiltà che imbarbarisce nel contesto di ossessioni e viltà che nel sesso brutale e nel mancato rispetto dei diritti sembra avviata ad un declino inarrestabile.

Con la figura del maestro Sapienza, un protagonista maschile, fatto insolito per i suoi romanzi, lei ha voluto costruire una sorta di simbolo positivo?

Sì, è proprio così, ma non si tratta di un libro che ho scritto a tavolino: le cose per un narratore nascono più nel profondo e questo personaggio non è stato programmato. Negli ultimi anni ho frequentato molto le scuole per parlare a scolari e studenti, e ho avuto modo di incontrare molti insegnanti e di apprezzare il loro lavoro. Il personaggio di Sapienza nasce da questi incontri, e non è un’operazione strategica ma istintiva. Spesso i personaggi bussano alla mia porta, chiedono di essere raccontati. Qualche volta non apro, altre volte li accolgo e le loro storie diventano le mie.

Perché un uomo buono come il maestro Sapienza che rispetta i principi più veri della vita civile, suscita discredito, indignazione e sospetto?

La parola buono – parola bellissima che faceva piacere sentirsela dire – oggi è diventata quasi una parolaccia: si dice buonismo, buonista, e così trasformato il termine «buono» è quasi un insulto, una perversione. Ho pensato di creare un giusto, pur con tutte le sue fragilità, le sue difficoltà e contraddizioni, che opera per il bene degli altri e non fa male a nessuno, ma la lealtà spontanea è sempre vista con sospetto come una sorta di follia. Ciò fa parte delle grandi incoerenze del nostro tempo: una persona che si comporta in maniera giusta recupera valori che sono stati completamente abbandonati, ma non è compreso da una società pettegola, poco altruista, facilmente indignabile e menefreghista.

Siamo davvero così?

In questo momento sì, purtroppo. C’è un rilassamento del sentimento etico molto forte e da qui nascono la corruzione, la vendita e l’acquisto dei corpi, la prostituzione minorale: tutte cose che proliferano sulla mancanza di coscienza etica. In primo piano nel libro la tragedia della pedofilia.

Il maestro Sapienza è aiutato nella sua ricerca da Francesco, un giovane allievo. In questo ragazzo ha voluto impersonare il lato buono della nostra società poco attenta alle disgrazie degli altri?

Francesco è quello che viene fuori dalle nostre scuole, in cui ognuno è lasciato un po’ a sé stesso, in mezzo al disordine e alla confusione. Ma è anche il prodotto di una famiglia disastrata (il padre s’è suicidato) e questo l’ha reso più maturo della sua età.

Finché c’è un sognatore, c’è speranza per la giustizia nel mondo?

Fondamentalmente sono ottimista anche se mi rendo conto che il mondo è un posto molto pericoloso e molto difficile in cui vivere, però penso che ci siano le forze per reagire: bisogna solo muoverle, istigarle di più. Servano da esempio i recenti fatti di Bagheria, il paese della famiglia di mia madre in Sicilia, dove ci stabilimmo nel 1946 al ritorno dal Giappone: i commercianti locali si sono rivolti alla polizia per non dover più pagare il pizzo alla mafia e numerosi delinquenti sono stati arrestati. E' molto importante che la società si muova, non solo la polizia e la magistratura: è la collaborazione dell’opinione pubblica la vera forza contundente per sventare tanti odiosi crimini.

La bambina e il sognatore

di Dacia Maraini

Rizzoli, pag. 411, euro 11,00