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CHIMICA

Bacchi, una donna alla guidadei cristallografi d'Europa

08 novembre 2015, 17:18

E' la prima donna a ricoprire la carica di presidente dell'European crystallographic association (Eca) per il triennio 2015-2018. Alessia Bacchi ha conquistato i suoi colleghi grazie alla passione per il mondo dei cristalli e agli studi svolti in 23 anni di attività accademica - nel dipartimento di Chimica dell'Università di Parma - incentrati soprattutto sulla progettazione di materiali cristallini porosi per la cattura e il rilascio di molecole di interesse medico, nutrizionale e ambientale, e la progettazione di nuove forme cristalline per composti farmaceutici e nutraceutici. Un'elezione che rappresenta un successo sotto vari punti di vista. E la prova che il merito, alla lunga, viene premiato. «Come in tanti settori della società, anche nella scienza - spiega Alessia Bacchi - rimane ancora da infrangere il cosiddetto soffitto di cristallo: nonostante la popolazione dei giovani sia costituita da un numero pari di giovani ricercatrici e di giovani ricercatori, mano a mano che si sale nelle gerarchie si trova uno sbilanciamento notevole, e le donne ai vertici sono ancora pochissime. E' chiaro che c'è un problema di pregiudizio quando si sale verso le posizioni più influenti. Basti guardare la lista dei Premi Nobel per la Chimica o per la Fisica, e troverete pochissimi nomi al femminile, e non certo perché gli uomini siano più meritevoli o le donne meno predisposte allo studio. La cristallografia è una disciplina famosa per avere fin dai suoi albori incoraggiato le donne a intraprendere carriere altamente competitive, e infatti si ricordano figure di grandi scienziate che costituiscono per le giovani ricercatrici un modello a cui ispirarsi tra cui Kathleen Londsdale, Rosalind Franlklin, Dorothy Hodgkins, Olga Kennard, Ada Yonath, Louise Johnson, Eleonor Dodson. La Hodgkins e la Yonath sono entrambe vincitrici del Premio Nobel per la Chimica. Parlando di numeri però, si può stimare che tra i cristallografi più eminenti e influenti meno del 20% siano donne».

Come è stata accolta questa elezione?

«Devo dire che molti colleghi hanno salutato la mia elezione con grande entusiasmo, perché penso che sia ormai comune la consapevolezza che lo sbilanciamento di genere soffoca i talenti, inibendo la valutazione serena del merito. Quindi direi che la soddisfazione personale non è tanto quella di vincere una competizione tra maschi e femmine, ma di scrollarsi di dosso un pezzetto di stereotipo, e soprattutto rendersi conto che anche tanti colleghi uomini stanno facendo il tifo perché questo accada sempre di più».

Tra le tante congratulazioni ce ne sono state di particolarmente gradite?

«Ho avuto le congratulazioni di tante giovanissime ricercatrici, per le quali è importante avere un modello di leadership in cui identificarsi».

Una grande soddisfazione e un grande onore.

«E' un grandissimo onore. Sentirsi a capo di una folla di scienziati che abbraccia tutta l'Europa e parte dell'Africa e del Medio Oriente è una enorme responsabilità, ma anche un grande stimolo a fare del proprio meglio per la comunità cristallografica».

Quali obiettivi vi proponete nel prossimo triennio?

«Nel discorso programmatico ho puntato su tre obiettivi principali: incoraggiare, anche con finanziamenti ad hoc, la partecipazione dei giovani ricercatori e ricercatrici, studenti e studentesse a scuole di aggiornamento e specializzazione che Eca organizzerà annualmente per promuovere sia la formazione di giovani scienziati, sia anche facilitare per loro le collaborazioni e le occasioni di mobilità. Eca si spenderà per promuovere la diffusione della cristallografia nell'Africa subsahariana e nelle zone balcaniche e medio orientali, in cui stanno nascendo i primi laboratori, ma dove è necessario fare un capillare lavoro di formazione scientifica. In ultimo è importante garantire un programma continuativo di organizzazione di congressi ad alto livello scientifico per permettere agli scienziati e alle scienziate appartenenti ad Eca di riunirsi e presentare e discutere assieme i risultati più innovativi». 

Qual è il primo progetto a cui avete deciso di lavorare?

«Investire sulla formazione. Sta nascendo all'interno di Eca un gruppo di lavoro proprio per coordinare le attività didattiche e di divulgazione, e tra i promotori ci sono proprio alcune colleghe del dipartimento di Chimica dell'Università di Parma».

L'incarico avrà ripercussioni sul lavoro in Ateneo?

«Penso che prima di tutto questo incarico sia una dimostrazione del prestigio di cui Parma gode nella comunità cristallografica internazionale e un riconoscimento al grande lavoro di promozione della cristallografia che con i colleghi e con i giovani ricercatori del nostro gruppo abbiamo intrapreso negli ultimi anni. Di sicuro, e lo sto già sperimentando, l'incarico comporta un carico di lavoro extra, ma devo dire che ho intorno a me in dipartimento e nel mio gruppo di colleghi estremamente efficienti e competenti, che mi dimostrano pieno sostegno e su cui so di poter fare affidamento nei momenti in cui le scadenze si fanno pressanti. Vorrei però soprattutto che questo incarico fosse un motivo di orgoglio e di stimolo ai miei studenti e studentesse più giovani, perché sappiano impegnarsi con passione nello studio, consapevoli di essere in un Ateneo che offre delle eccellenze».K.G.

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