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Gallina: «Il Decameron? Una miniera d'oro in musica»

08 novembre 2015, 17:24

Gallina: «Il Decameron? Una miniera d'oro in musica»

Non è il primo premio letterario che vince: questa volta Francesco Gallina, ventitreenne parmigiano, si è aggiudicato il Premio Casentino 2015 per la saggistica, con quello che è un ampliamento della sua tesi di laurea. Gallina ha infatti concluso il triennio della facoltà di Lettere e filosofia, a Parma, laureandosi con 110 e lode, con la tesi «La poetica musicale nel Decameron» (relatore il professor Rinaldo Rinaldi, correlatore il professor Carlo Varotti).

Con lo stesso titolo, il suo saggio è stato pubblicato da Edizioni Helicon di Arezzo nel mese di ottobre, proprio grazie alla vittoria del Premio Casentino, fondato negli anni Quaranta da Carlo Emilio Gadda, Nicolo Lisi e Carlo Coccioli, oggi uno tra i più antichi e significativi riconoscimenti letterari su scala nazionale.

La premiazione per questo studio, che approfondisce gli aspetti letterari, filosofici, artistici e storici della musica nell'opera boccaccesca, si è tenuta a maggio, nella chiesa centrale di Poppi (Arezzo).

«Il mio saggio vuole dimostrare che il Decameron è una grandissima miniera che contiene riferimenti musicali riguardanti canzoni profane, sacre, ballate, strumenti musicali - spiega Francesco -. Non sono il primo che ne parla, ma la bibliografia su questo tema è piuttosto scarsa, se ne è parlato un po' più approfonditamente solo negli ultimi venti-quaranta anni. Io ho cercato di raccogliere tutto quanto scritto a riguardo, corredando lo studio di una bibliografia approfondita sull'argomento».

Nella prefazione del libro, Francesco Gallina si oppone alla visione bembiana che elegge Boccaccio massimo rappresentante della prosa trecentesca e Petrarca massimo rappresentante della poesia: «In realtà, anche volendo guardare solo al Decameron, ogni giornata si conclude con una ballata e la brigata canta e danza, con accompagnamento di strumenti - osserva l'autore -. Il mio studio analizza proemio, cornice, novelle e ballate. Nel XIV secolo ci fu una grande rivoluzione nella polifonia e nel contrappunto, che troviamo ben espressa nel capolavoro di Boccaccio. Ci sono riferimenti sia alla monodia che alla polifonia e testimonianze di quella che fu definita “Ars Nova”».

Di grande interesse, il tema degli effetti terapeutici della musica: «Boccaccio opera una rivoluzione nel mondo della letteratura laicizzando la funzione della musica», spiega Francesco Gallina che, nella sua analisi delle ballate, ricorda anche come queste siano state musicate da numerosi compositori nei secoli successivi, specie nel Cinquecento e nel Seicento. «Vi sono inoltre riferimenti a strumenti musicali come cimbali, nacchere, zufoli, ribeca, tromba marina».

Il libro (Francesco Gallina, La poetica musicale nel Decameron, Arezzo, Edizioni Helicon, 2015, 93 pagine, € 11,00) è corredato da immagini tratte da codici e stampe dell'epoca ed è, come lo definisce Andrea Pellegrini nella sua introduzione, «un'analisi attentissima non solamente rivolta all'atmosfera musicale che al tempo del Decameron si respirava - ovvero all'essenziale passaggio dalla monodia alla rivoluzionaria musica polifonica -, ma altresì agli strumenti musicali e così per esempio ai tanti usignoli che abbelliscono le illustrazioni delle pagine dei codici decameroniani più antiche».

Attualmente Francesco Gallina frequenta la Magistrale di Lettere e filosofia nell'Università di Parma e prevede di laurearsi in dicembre 2016, con una tesi su Dante Alighieri.

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