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AUTOMOBILI E PASSIONI

La storia delle quattro ruote parmigiane

Presentato il volume di Massimo Chierici edito da Mup

di Vittorio Rotolo

08 novembre 2015, 09:37

La storia delle quattro ruote parmigiane

Passione, ricerca della migliore tecnologia, capacità di innovare: sono tre concetti ricorrenti in ciascuno dei personaggi raccontati all’interno di «4 Ruote Parmigiane», il volume curato da Massimo Chierici ed edito da Mup.

Un lungo viaggio, corredato da suggestive foto d’epoca ma soprattutto ricco di aneddoti e curiosità che esaltano le figure di quei costruttori che, nel nostro territorio, grazie al loro ingegno, hanno dato un notevole impulso allo sviluppo del comparto automobilistico italiano. Dalla A alla Z, come una vera e propria enciclopedia, sfilano uno dopo l’altro i protagonisti di un’avventura incredibile, che abbraccia praticamente due secoli: Giampaolo Dallara, presidente dell’omonima casa automobilistica di Varano Melegari, è certamente il più noto.

Ma, accanto a lui, spiccano ad esempio i fratelli Attila e Romano Bertolini che, nella loro carrozzeria di viale San Francesco, nel dopoguerra, coltivavano una particolare abilità nella lavorazione delle lamiere di auto da competizione. Oppure Giuseppe Compiani che, insieme al figlio Aldo, trasformò una Fiat Topolino in una vettura Sport, con ruote protette dai parafanghi.

Ed ancora, i vari Ficai, Guidetti, Bernini. «Senza dimenticare un ingegnere di origini piacentine, Carlo Laviosa, che viveva in una frazione di Salsomaggiore – racconta Chierici -: come i più famosi fratelli Peugeot, dopo il triciclo, costruì un’automobile, esposta al Salone di Torino del 1906: nel volume c’è anche una foto che lo ritrae, in quell’occasione.

In questo complesso lavoro di ricerca, assai prezioso si è rivelato il contributo di Aci Parma e del Club Ruote a Raggi».

A presentare «4 Ruote Parmigiane», a Palazzo Sanvitale, pure Marzio Dall’Acqua, presidente di Mup Editore. «Per lasciarsi affascinare da queste pagine, non occorre necessariamente essere un appassionato di automobilismo: il fatto che, da queste parti, semplici meccanici o abili artigiani seppero costruire di sana pianta alcuni prototipi o modificare modelli già esistenti, si rivela una piacevolissima scoperta» ha detto Dall’Acqua.

Al suo fianco, Giampaolo Dallara. «Dal dopoguerra in avanti credo che l’automobilismo abbia parlato anche parmigiano – ha sottolineato -; in futuro potremo essere ancora protagonisti: basti pensare che fra vent’anni le vetture saranno assai diverse da quelle attuali e, qui, esistono tante intelligenze che vogliono essere parte di questo processo di trasformazione».