Archivio

START UP

Caffeina: tre dipendenti nel 2011 e 40 entro il 2016. «Siamo a caccia di talenti»

di Lorenzo Centenari

10 novembre 2015, 18:00

Nei suoi uffici, picchiettano quotidianamente sulla tastiera di un pc trenta persone. Erano tre quando il progetto prese forma quattro anni fa nemmeno, saranno quaranta entro il 2016. Tra i clienti, marchi di prestigio e di ogni genere come Dolce & Gabbana, Hogan, Mondadori, Bnl, Procter & Gamble, Bauli, Parmalat. Un unico, grande sogno: crescere ancora, fino a diventare un giorno «la Barilla del digitale».
Nel frattempo, non si nega riconoscimenti lusinghieri: Facebook, per citarne una, ne ha individuato materiale per la più significativa «case study» di successo tutto italiano. Quella di Caffeina e della sua vertiginosa ascesa nella «virtualsfera» è una storia parmigiana che nel contesto economico locale, tuttavia, brilla come stella solitaria. Perché i suoi fondatori non sono originari della città (pur avendo studiato a Parma), ma soprattutto perché ambientata in un settore merceologico che nella terra dell’alimentare e della meccanica ha ben poca tradizione.
Fatta eccezione, semmai, per Buongiorno. Proprio il colosso che su Caffeina e i suoi tre giovani «padri» scommise in prima persona, «incubandone» le idee e l’attività. «Il tutoraggio di Buongiorno - dice Tiziano Tassi, managing director e cofondatore insieme ai soci Antonio Marella ed Henry Sichel - ci ha permesso in partenza di accelerare il nostro business, e in particolare ha dimostrato come anche a Parma sia possibile dare vita a un vero e proprio pool di aziende di information technology. Buongiorno ci ha trasmesso il senso di fare rete, di investire sulle risorse che il proprio sistema locale mette a disposizione. Valori che Caffeina intende coltivare e rafforzare».
Si assume, quindi, nella «ex» start-up di servizi e contenuti digitali: «Siamo alla ricerca di talenti – spiega Tassi - che integrino la nostra squadra e la aiutino a raggiungere nuovi obiettivi. Intendiamo coinvolgere professionisti di grandi agenzie, ma pescheremo anche dall’Università di Parma, con la quale esiste uno stretto rapporto di collaborazione. Quali profili? Tecnici e informatici, ma anche designer ed esperti di marketing. Proprio l’intreccio di competenze professionali diverse, di capacità che messe insieme non si sommano ma si moltiplicano, ha consentito a Caffeina di raggiungere traguardi sempre più alti».
Niente «outsourcing», solo dipendenti interni: «Il costo del lavoro non è favorevole, nonostante ciò – dice Tassi – scegliamo di investire sulle persone in modo continuativo. E di potenziare il motore dal di dentro, non mediante contributi dall’esterno».
Di cosa si occupi Caffeina di preciso, è presto detto: «Make digital real», fare del digitale un prodotto reale, è forse lo slogan che meglio ne rispecchia la multiforme attività. «Sviluppiamo progetti digitali – dice il direttore - che restituiscano ai clienti un valore concreto: il business per le aziende, la vita di tutti i giorni per le persone comuni. Il nostro modo di approcciare il digitale in senso ampio, senza essere vincolati ad alcuna specialità, rappresenta un vantaggio competitivo primario».
Quale la frontiera? Il «mobile», i social media? «In realtà – sostiene Tassi – ogni forma nella quale il web si declina è strettamente concatenato. Di certo, qualsiasi strategia digitale non può oggi prescindere dal canale mobile, sempre più gettonato». Da subfornitori di alcune agenzie milanesi ad attori protagonisti del mercato nazionale. Da una dimensione microscopica a un «employer branding» da far invidia. Caffeina suona la sveglia: sfondare si può. Anche nel digitale. Anche a Parma.