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Omicidio Ancona: il padre di Antonio uccise il rivale

10 novembre 2015, 20:17

Omicidio Ancona: il padre di Antonio uccise il rivale

Quando era ancora minorenne e viveva in Sicilia, Carlo Tagliata, il padre di Antonio, il 18enne che ad Ancona ha ucciso la madre della fidanzatina sedicenne e ferito il padre, fu accusato a Siracusa di un delitto passionale, in concorso con altri. Fu processato dal Tribunale dei minori come esecutore materiale dell’omicidio di Salvatore Morale: pensava insidiasse la sua fidanzatina. Salvatore Morale, dipendente di un negozio di frutta, venne assassinato a colpi di pistola nel 1987.

La ragazza: "Pensavo fosse una pistola giocatolo"

Solo oggi, durante l’udienza di convalida del fermo, la 16enne accusata dell’omicidio della madre Roberta Pierini e del ferimento del padre Fabio Giacconi, in coma irreversibile, in concorso con il fidanzato diciottenne Antonio Tagliata, ha saputo della versione dei fatti di quest’ultimo, che ha scaricato le responsabilità su di lei. «Lei non gli ha detto "spara, spara"» ha riferito l’avv. Paolo Sfrappini. «Scaricare le responsabilità - ha aggiunto - mi sembra un’operazione non molto saggia quando si sono sparati otto colpi». Secondo Sfrappini, i familiari della ragazza, che in questi giorni non ha avuto accesso a Tv, giornali o internet, «non ritengono opportuno rilasciare dichiarazioni per tutelare la minore che ha un futuro e che deve essere tutelata, anche se questa norma è stata calpestata». I difensori hanno chiesto al giudice la permanenza della sedicenne in una comunità protetta. Ma il giudice ha un ventaglio di possibilità: carcere, comunità, oppure permanenza in casa di chi potrebbe ospitarla.

Pensavo che si trattasse di una pistola giocattolo». Lo ha detto davanti al Tribunale dei minorenni la sedicenne accusata di concorso con il fidanzato Antonio Tagliata, 18 anni, dell’omicidio della madre di lei, del tentato omicidio del padre, in coma, e di porto abusivo dell’arma. Il ragazzo le fece vedere la calibro 9 nell’atrio del palazzo in via Crivelli ad Ancona, ma lei era convinta che fosse un’arma 'fintà. Invece, ha sostenuto la giovane, sentita per tre ore nell’udienza di convalida del fermo, una volta in casa lui fece fuoco contro i genitori, con lei «impietrita».